Testata MF
Titolo Passi avanti nel mercato dei capitali italiano
Perché le società dovrebbero intraprendere il percorso verso la borsa? A questa domanda ha cercato di rispondere la ricerca condotta dal Centro Baffi Carefin dell' Università Bocconi redatto in collaborazione con Equita dal titolo Why do italian companies go public? Dall' analisi è emerso che le imprese italiane quotate riportano livelli di crescita maggiore in termini di ricavi, investimenti e dipendenti, risultando più profittevoli di quelle non quotate. E nonostante le quotate abbiano anche un migliore accesso al mercato del debito e ai finanziamenti bancari, resta forte la minore propensione delle aziende italiane allo sbarco in borsa rispetto alle controparti estere. Certo, sottolinea la ricerca, va riconosciuto comunque come negli ultimi anni, specie nell' ultimo, una spinta per le imprese a cercare fonti alternative di finanziamento sia arrivata anche dalle recenti politiche economiche e fiscali di incentivo verso gli investimenti in imprese italiane, come i Pir. Questi ultimi, ha sottolineato Andrea Vismara, amministratore delegato di Equita, nel suo discorso introduttivo, «hanno raccolto oltre 10 miliardi superando tutte le aspettative e contribuendo a migliorare la liquidità e la performance delle società italiane quotate». Insomma, secondo la ricerca, quotarsi conviene. Innanzitutto perché si hanno tassi di redditività maggiori rispetto alle imprese private comparabili, poi per i maggiori tassi di crescita dei ricavi, ma anche per un più agevole accesso al mercato del debito. Per le aziende campionate l' approdo a Piazza Affari risponde a ragioni finanziarie per il 20,9% (soprattutto per supportare la crescita per linee esterne), a ragioni manageriali (23,3%), a ragioni connesse alla struttura proprietaria (20%) e al raggiungimento di uno status (34,9%) che comporta maggiore visibilità e credibilità. Ma allora perché esistono ancora molte perplessità dei privati a quotarsi? Per la minore libertà di azione e per la diluizione del controllo. Ma un fattore importante lo gioca anche la paura di una non adeguata valorizzazione degli asset in sede di ipo a cui si aggiungono anche i costi di listing e investor relation. Secondo Stefano Caselli, protettore per l' internazionalizzazione dell' Università Bocconi, servono tre azioni: policy e incentivi; posizionamento del mercato e delle istituzioni finanziarie; story telling. Innanzitutto quindi è «necessario promuovere nuovi angoli visuali di utilizzo della variabile fiscale come l' incentivo selettivo all' ops rispetto all' opv o risparmi fiscali per l' imprenditore che realizza ipo». Anche se, a detta di Claudia Parzani, presidente Allianz Italia, nonostante il «governo abbia fatto tanto per invogliare e convogliare gli investimenti privati, il beneficio fiscale deve essere riconosciuto non solo a chi ha ottenuto il certificato di quotazione. Chiunque intraprende questo percorso dovrebbe vedersi riconosciuto un incentivo fiscale». In occasione dell' evento, per il quinto anno Equita ha consegnato i premi per la migliore strategia di utilizzo del mercato dei capitali. Prima classificata per la categoria mercati azionari è Gima TT davanti a Carraro, StM e Pirelli, per la categoria mercati obbligazionari è Pro-Gest che ha preceduto Kedrion e Limacorporate, e per le pmi sul mercato azionario è Alkemy davanti a Wiit e Finlogic. (riproduzione riservata)