Testata Il Mattino (ed. Avellino)
Titolo Centro Aias, rischio diaspora per i pazienti
Resta un rebus il futuro dell' Aias di Avellino. Il decreto dell' altro giorno della Regione Campania, che ha rigettato l' istanza di accreditamento definitivo del centro di riabilitazione, ha complicato ulteriormente la vertenza. Il sindacato attende un segnale dalla Prefettura per riprendere il filo di un dialogo che, nelle scorse settimane, aveva portato ad una prima soluzione alternativa per i 294 pazienti della struttura di via Morelli e Silvati. Ma ora l' ipotesi di un loro trasferimento presso le sedi di Nusco e Calitri sembra definitivamente accantonata in forza di un decreto che si dovrebbe tradurre nella redistribuzione del budget tra tutte le strutture della provincia che garantiscono lo stesso servizio di riabilitazione e sono, naturalmente, interessate e disponibili. Complessivamente si tratta di nove centri, tra cui proprio quelli Aias di Nusco e Calitri, il cui destino non è legato a quello di Avellino, in quanto beneficiari di un accreditamento diverso. «Nelle precedenti riunioni ho ricordato che in una analoga vicenda che riguardava la Caudisan di Cervinara, facemmo lo stesso tipo di operazione e sottoscrivemmo un accordo con Prefettura, Asl, Regione e gli imprenditori interessati. In questa fase precisa il segretario della Fp Cgil Marco D' Acunto - è difficile capire quale sarà il destino degli altri centri Aias. Il decreto regionale è ricorribile al Tar o al Presidente della Repubblica e non è da escludere che, al termine dell' iter, l' Aias possa decidere di chiudere quelle sedi per motivi finanziari. Ma è solo uno scenario possibile, al momento l' unica certezza è che il centro di Avellino è chiuso, con circa 300 pazienti in attesa e una sessantina di lavoratori in bilico». Resta infatti tutto da decidere il destino dei 294 pazienti del centro di via Morelli e Silvati: qualcuno sta seguendo il proprio percorso terapeutico a domicilio, una quota marginale si è trasferita nelle sedi individuate in prima battuta dall' Asl, e cioè l' Ospedale Landolfi di Solofra e il centro Australia di Avellino. Ma non c' è nessuna prospettiva sicura. Non è certamente meno complessa la situazione dei circa 60 lavoratori. Il sindacato e le famiglie dei pazienti hanno sempre posto come precondizione a qualsiasi soluzione alternativa il mantenimento del rapporto tra assistito e terapista di fiducia. Un punto fermo che, alla luce del decreto regionale, sembra vacillare pericolosamente. «Capisco l' emergenza neve, ma mi sembra assurdo che non si riesca neanche a convocare un tavolo. La situazione è delicatissima, si parla di servizi di assistenza fondamentali che non possono essere interrotti. Senza parlare dei lavoratori aggiunge D' Acunto - che, nonostante le tante difficoltà, a partire dal mancato pagamento degli stipendi, hanno sempre dimostrato grande professionalità e senso di responsabilità». Quella dei lavoratori è una priorità anche per Antonio Spagnuolo della Uil che si appella ai commissari. «Vogliamo chiarezza sul pagamento degli stipendi arretrati. In tutta questa vicenda gli unici ad essere penalizzati sono i lavoratori e i pazienti, gli anelli deboli di una vertenza gestita malissimo, e non certo da oggi». Per Spagnuolo la strada da percorrere è quella della ristrutturazione della sede di via Morelli e Silvati. «C' è un progetto, già anticipato in Prefettura dai commissari, che richiederebbe trenta giorni di lavori per mettere la struttura in linea con le indicazioni contenute nel verbale dei Carabinieri Noe che ne ha decretato la chiusura. L' Aias nazionale è pronta a finanziare il progetto. Credo che, una volta ristrutturata, la sede di via Morelli e Silvati possa ottenere l' accreditamento». Medici, Asl e Vigili del fuoco starebbero lavorando in piena sinergia per tagliare il traguardo al più presto. «Serve una soluzione rapida. La responsabilità di questi fondamentali servizi di assistenza conclude l' esponente della Uil - è tutta in capo all' Asl che, però, non ha le strutture e il personale necessari. Ecco perché la distribuzione dei pazienti tra le varie sedi resta una strada complicata da percorrere». © RIPRODUZIONE RISERVATA.