Testata La Repubblica
Titolo Avvocati e ingegneri la carica dei 22mila per un posto all' Inps
ROMA «L' Inps vuol dire posto fisso. Capite? Carriera nella pubblica amministrazione. Cioè un sogno. Abbiamo viaggiato tutta la notte, ma nemmeno una nuova glaciazione ci avrebbe fermato». E meno male che hanno voglia di scherzare Dario Catalano e Antonio Bovino, entrambi di Benevento, entrambi avvocati, mentre nell' hangar gelido della Fiera di Roma un' incredibile folla di trentenni laureati e plurilaureati, con in tasca soltanto l' incertezza, aspetta di varcare la soglia del concorso più ambito degli ultimi decenni. Assunzione all' Inps, 350 posti per "analista di processo", poco importa che quasi nessuno dei candidati sappia esattamente di che si tratti, dietro quella definizione c' è la sigla "PA", Pubblica Amministrazione, cioè Stato, cioè sicurezza, futuro certo. Elvira, insegnante, culla la nipotina Bianca, avvolta in un piumino termico: «Speriamo che finiscano presto perché mia figlia deve allattare. Ci abbiamo messo nove ore per arrivare da Milano, la bambina è piccolissima, ma era troppo importante esserci. Oggi nessuna azienda privata tutela più la maternità, invece lo Stato sì». Eccola la prima avanguardia dei 22mila che da 10 anni aspettavano il "Concorsone", arrivati a Roma da tutta Italia nonostante il grande freddo, il terribile gelo, i treni con ritardi folli e i pullman a passo d' uomo. Hanno invaso bed&breakfast, hotel, affittacamere, nell' indotto che ormai a Roma vive su questi viaggi della speranza, i più fortunati hanno dormito in case di amici e parenti. La maggioranza approda dal Sud della disoccupazione senza speranza, Campania, Basilicata, Puglia, Sicilia, Sardegna, le lauree richieste erano Giurisprudenza, Ingegneria, Economia, i più la buttano a ridere, "vabbuò proviamo". Pasquale Concilio, 26 anni, barba hipster e titolo di dottore in Giurisprudenza alla "Luiss", master in risorse umane, oggi fa il tutor nei progetti di alternanza scuola-lavoro. «Eh sì, è un nuovo tipo di lavoro, diciamo lavoretto, un po' come fare il servizio civile, si guadagna pochissimo ma è tutta esperienza. Sono qui perché volevo provare un concorso pubblico, capire come funziona questa macchina infernale. Certo se mi prendessero...». E Pasquale torna a ingannare l' attesa giocando a scopa con un altro dei 22mila candidati al posto di "analista di processo". «Di che si tratta? Non so bene, sembra un ruolo nuovo». Appunto. Nessuno lo sa. Montagne di zaini fanno assomigliare l' hangar in mezzo al nulla della Fiera di Roma un luogo di frontiera, oltre c' è la speranza, intorno soltanto campi di neve ghiacciata, i bagni sono acquitrini, ma i panini al bar costano addirittura 5 euro. Ieri è toccato ai primi diecimila, oggi agli altri. Ma chi non ce l' ha fatta ad attraversare l' Italia dice che è stata un' ingiustizia, l' Inps doveva rinviare il concorso. Ludovica Faina, ad esempio: «Dopo anni di studio, avevo finalmente un' occasione per mettermi alla prova e scommettere sul mio futuro. Occasione mancata per un' ondata di maltempo. Ma in qualunque altro Paese civile, questa circostanza sarebbe stata qualificata come "causa di forza maggiore" e la prova sarebbe stata rinviata per permettere a tutti di partecipare. Purtroppo così non è stato». E poi le parole amare di una ragazza disabile affidate a Facebook: «Dopo mesi di sacrifici sono stata costretta a rinunciare al concorso. Sono disabile e per me prendere un treno senza assistenza è molto difficile. Sta nevicando tantissimo e in macchina non me la sento di arrivare. Non è giusto che per cause di forza maggiore non si possa partecipare ad un concorso. Ma è andata così. In bocca al lupo a tutti gli altri». L' età media è intorno ai 30 anni, ma c' è chi è venuto con i figli piccolissimi, chi accompagnato invece dai genitori. Come Enzo e Pina Augugliata, una ex insegnante e un ex preside, giunti da Trapani in aereo per sostenere Stefania, neo laureata in legge. Nonostante il freddo e la speranza di un impiego appesa a un filo, non perdono il sorriso: «Magari dopo la prova ce ne andiamo a rivedere il Cupolone. E se non va, Stefania la accompagneremo di nuovo». Rassegnazione, ironia, ma anche tenacia, voglia di farcela. I 350 posti disponibili, ha detto ieri il presidente dell' Inps Tito Boeri, soddisfatto per la partecipazione al Concorsone, potrebbero diventare mille. Allora, chissà. Roberta Diciollo ha 27 anni, è di Cerignola, sta facendo il praticantato per diventare avvocata. «Io? Vorrei diventare giudice del lavoro. Sono stati i miei genitori a spingermi al concorso, se avessi un posto fisso loro si sentirebbero sicuri. Come dargli torto? Qui è pieno di trentenni con lauree e master che non possono nemmeno pagarsi un affitto. Questo non è futuro». Antonio tiene per mano il figlio Jacopo. «Qui dentro sono tra i più vecchi. Ho una laurea in Economia, ho avuto decine di contratti in diverse aziende, dalla Sardegna mi ero trasferito a Milano ma sono dovuto tornare a Nuoro dove ho la casa di famiglia. Con due bambini e come freelance, cioè precario, non ce la facevo più. Adesso a 35 anni sogno soltanto un posto fisso. Forse è triste ma è così». In un angolo, cercando di ripararsi dal freddo, Maddalena culla Giulia nel passeggino: «Sono stata licenziata due volte perché ho fatto dei figli, nonostante i miei titoli. Dimissioni in bianco. Certo è illegale, ma chi controlla? Lo Stato, invece, la legge sulla maternità deve rispettarla. Sì, per me entrare all' Inps sarebbe come vincere alla lotteria». © RIPRODUZIONE RISERVATA I candidati in attesa per concorso dell' Inps ieri a Roma FABRIZIO CORRADETTI/ LAPRESSE.