Testata Il Mattino (ed. Avellino)
Titolo Accreditamento la«Malzoni» al contrattacco
La città, la sanità «Abbiamo tutte le carte in regola: l' accreditamento definitivo della nostra clinica non è a rischio». Carmine Malzoni, tra i fondatori e attuale presidente della storica e omonima casa di cura privata avellinese (che da oltre 20 anni opera in regime provvisorio nell' ambito del Servizio sanitario nazionale), rassicura le partorienti di tutta la regione dopo l' allarme lanciato l' altro giorno dal governatore Vincenzo De Luca. Infatti, nel corso della sua visita - la prima ufficiale - presso l' Azienda ospedaliera «Moscati» di Contrada Amoretta, l' ex sindaco di Salerno ha tenuto a sottolineare che «nei confronti del privato accreditato, Palazzo Santa Lucia avrà una posizione di grande rispetto e apertura, ma anche di grande rigore». «Ad Avellino - ha aggiunto De Luca - c' è un problema delicato da affrontare, quello relativo alla clinica Malzoni: una struttura di obiettiva eccellenza, un patrimonio per la sanità campana, prigioniera di un groviglio burocratico-amministrativo da cui bisogna uscire cercando di non passare guai». Quel «groviglio burocratico-amministrativo», che è l' ultimo nodo da sciogliere. Lo stesso, relativo a un' autorizzazione sindacale mai rilasciata, che quattro anni fa portò all' ordinanza di chiusura di due mesi disposta dal Comune, su indicazione dell' Asl, ma poi revocata dal Tar di Salerno. Sul punto, però, Malzoni è fiducioso: «L' inghippo c' è, ma siamo nella condizione di superarlo e ricevere finalmente l' accreditamento definitivo. Nel 2007 - ricorda il ginecologo - l' amministrazione comunale non rilasciò l' autorizzazione così come previsto dalla normativa regionale. Tuttavia, all' epoca la nostra clinica era attiva e la stessa Asl aveva verificato che funzionasse. Dunque, non si tratta di una nostra mancanza». Nello stesso periodo che furono apposti i sigilli a viale Italia, subì un rallentamento anche l' accreditamento, condizione che causò ritardi nei pagamenti degli stipendi ai 380 dipendenti con conseguenti proteste sindacali e diversi giorni di sciopero. Un' altra questione irrisolta, al centro anche di un' indagine giudiziaria, è quella relativa a una vecchia concessione edilizia risalente alla fine degli anni '50, sulla scorta della quale la «Malzoni» avrebbe eseguito diversi decenni dopo dei lavori di fatto non autorizzati. Spiega ancora Malzoni: «Abbiamo provveduto al pagamento di 1 milione e 600mila euro a fronte dei 2 milioni richiesti per risolvere il contenzioso con l' amministrazione comunale. Tuttavia, abbiamo proposto ricorso per chiedere il ricalcolo della somma dovuta». Domani primo vertice in Regione sul tema. Per il verdetto, invece, potrebbero passare anche 3 o 4 mesi. Solo allora la «Malzoni», coi suoi 150 posti letto e 1500 parti all' anno, avrà la certezza di poter continuare a operare in convenzione col Ssn. © RIPRODUZIONE RISERVATA.