Testata Il Giorno
Titolo Impianti, il caos dei certificati
Elettricisti sommersi dalle carte. L' allarme: pochi test e furbetti STORIE di ordinaria burocrazia. Ogni settimana «Il Giorno» darà voce ad artigiani, commercianti, negozianti, piccoli imprenditori chiamati a confrontarsi con carte bollate, piattaforme online, uffici e centralini telefonici. Adempimenti che rallentano o ostacolano il lavoro di attività che costituiscono la spina dorsale del tessuto economico lombardo. Ascolteremo le testimonianze di chi ha affrontato battaglie vinte eroicamente. Di chi è riuscito a fatica nell'impresa (non senza pagarne un prezzo) e di chi sta ancora combattendo. - MILANO ORE E ORE di lavoro. E montagne di carta da compilare prima di correre da un ufficio all' altro alla ricerca della scrivania dove consegnarle. Dietro al certificato di idoneità di un impianto elettrico si nascondono burocrazia e furbetti. «Problemi dovuti alla mancanza di controlli», spiega Andrea Cavallaro, elettricista dal 1985. La sua impresa ha sede a Macherio, ma il lavoro esce dai confini della provincia brianzola e si allarga a Milano, Varese e a tutta la Lombardia. «PER CERTIFICARE che un impianto elettrico sia a norma - rivela Cavallaro - occorre un controllo ispettivo e strumentale. Poi si redige la certificazione da portare all' Ufficio tecnico del Comune dove ha sede l' impresa o l' abitazione e alla Camera di commercio di competenza nel caso si tratti di un' azienda». Un iter lungo, «che richiede una giornata di lavoro se realizzato con la strumentazione corretta e rispettando gli adempimenti imposti della legge». Premessa doverosa perché per essere competitivi sul mercato e limare un preventivo che difficilmente può scendere sotto i 250 euro per il tempo di lavoro necessario alle verifiche e alla compilazione dei documenti si è scatenata «una concorrenza al ribasso figlia di scarsa preparazione e strumenti inadeguati». «CI SONO ELETTRICISTI che con 50 euro fanno tutto: basta limitare i test e la certificazione è quasi gratuita. Sfruttano l' assenza di controlli capillari sia alle aziende, sia ai privati», dichiara Cavallaro. «Il paradosso è che i disonesti poi sembriamo noi che rispettiamo gli adempimenti. Che hanno un costo». Conclusi i test all' impianto, infatti, inizia la seconda parte del lavoro: compilare le carte. «La documentazione è corposa. E non tutti gli Uffici tecnici dei Comuni e gli enti camerali consentono la trasmissione telematica: in alcuni casi va consegnata fisicamente a mano. È tempo in più che fa aumentare i costi». Una soluzione potrebbe arrivare da «maggiori controlli capillari sul territorio e uno snellimento burocratico, perché non passi la logica che chi rispetta le regole è disonesto perché più caro. Lo abbiamo chiesto anche alle associazioni di categoria perché facciano da mediatori con gli enti preposti». © RIPRODUZIONE RISERVATA.