Testata Il Foglio
Titolo Ecologia è buon governo
Quale politica per l' ambiente. Rosa Filippini Negli anni '70 e '80 del secolo scorso, Friends of the Earth International, (FOEI) era la più interessante fra le organizzazioni ambientaliste internazionali e la più estesa, presente in oltre 50 paesi e in tutti i continenti. Nata dopo le prime associazioni protezioniste e conservazioniste (WWF, Sierra club, ecc.), FOEI è la prima a qualificarsi come ambientalista ed ecologista e si afferma con uno stile pragmatico, non burocratico, non ideologico. Il modello associativo è federativo, le procedure sono semplici, le strutture leggere, le spese minime: FOEI si distingue soprattutto per i temi affrontati e per i suoi personaggi, come l' americano Amory Lovins e l' inglese Walter Patterson, teorici delle energie rinnovabili (allora si chiamavano "soft", dolci) e dell' efficienza energetica o come Brice Lalonde, leader de Les Verts in Francia, ancora né di destra né di sinistra, antesignano di tutti i Verdi europei. Queste caratteristiche rendono fertile il connubio con gli Amici della Terra italiani che si costituiscono negli anni '70 intorno all' iniziativa antinucleare del Partito Radicale e si distinguono subito dalle altre organizzazioni "verdi" nascenti, nazionali e internazionali per l' approccio istituzionale, riformista, europeista, libertario e per la capacità di interloquire utilmente con gli ambienti tecnico scientifici. Le loro iniziative di carattere internazionale segnano un' epoca: gli studi sulla sicurezza dei reattori nucleari, la divulgazione delle esperienze di fonti rinnovabili, l' iniziativa contro le navi dei veleni e a favore del loro rientro in Italia (un caso NIMBY che segna la prima seria rottura con i Verdi), il summit degli ambientalisti dei paesi dell' Est prima della caduta del Muro di Berlino; le iniziative per la salvezza delle foreste tropicali e dell' Amazzonia, gli interventi sulle politiche delle istituzioni internazionali. Nel 1983, una grande convenzione internazionale sulle prime esperienze politiche dei Verdi in Europa e sulla cultura alternativa nel mondo, con l' intervento poetico di Ivan Illich serve a lanciare la costituzione delle prime liste verdi italiane alle elezioni amministrative. Nel 1992, viene affidata al rappresentante di Amici della Terra -Italia la presidenza del coordinamento delle ONG partecipanti all' Envirosummit di Rio de Janeiro che promuove l' Agenda per lo sviluppo sostenibile. Ma è proprio con la consacrazione ONU degli impegni ambientali che FOEI e le altre organizzazioni internazionali subiscono una mutazione. Da una parte vengono colonizzati dalla sinistra antagonista che, sul finire degli anni '90, strumentalizza le battaglie ambientaliste e agita le piazze no global in occasione dei summit del G8. Dall' altra, trovano il modo di finanziare le proprie strutture sfruttando il principio (giusto, in partenza) della partecipazione diffusa ai processi decisionali che, all' epoca, andava affermandosi. Da allora, infatti, le Convenzioni dell' ONU, l' Unione Europea e anche le fondazioni private elargiscono fondi per le principali strutture ambientaliste internazionali e per la loro partecipazione ai negoziati ambientali internazionali. Non si tratta di fenomeni di poco conto se pensiamo, ad esempio, alle dimensioni del negoziato internazionale sui cambiamenti climatici (che ormai ha assorbito ogni altra vertenza di carattere ambientale). In simili consessi, che sono convocati ormai più volte l' anno, ognuno è chiamato a recitare la propria parte, in particolare i massimalisti, paladini della lotta alle imprese multinazionali dei combustibili fossili. Con gli stipendi garantiti, si fa strada una nuova categoria, quella dei professionisti dell' ambientalismo, capaci di rappresentare in modo acritico tutte le issues più popolari, indipendentemente dalla loro fondatezza. Ma non si tratta della confusa leggerezza dei libertari della prima ora. I professionisti del "no" possono diventano determinanti nelle scelte politiche territoriali e sopranazionali e lo sanno. Il processo partecipativo spontaneo è finito ma nessuno se ne accorge: i finanziamenti sostengono strutture professionali di comunicazione e di divulgazione di un "pensiero ambientalista" standardizzato, ideologizzato e conformista. I professionisti organizzano il volontariato, sono capaci di raccogliere tessere e contributi. Sono professionali anche nell' organizzazione delle contestazioni e nello stile che, un tempo, rappresentava una novità: cartellonate, manifestazioni come rappresentazioni teatrali, sit-in, arrampicamenti vari. Questi professionisti sono selezionati dal mercato e passano da un' organizzazione all' altra senza alcuna difficoltà e senza dover fare alcuna scelta impegnativa: parole d' ordine, scelte, azioni, sono le stesse in Greenpeace, WWF, FOEI ecc... Questa mutazione, oltre a favorire una pericolosa attitudine al conformismo e all' irresponsabilità, consente un condizionamento di opinioni poco trasparente: quante volte sentiamo accreditare le ONG di "rappresentare milioni di cittadini" confondendo la generica simpatia per una singola causa con un mandato democratico? Lo fanno soprattutto i fautori dell' antipolitica che negano la rappresentatività dei partiti politici. I partiti, però, almeno nei paesi democratici, rispondono agli elettori, le associazioni non devono rispondere a nessuno. Fra le tendenze politicamente corrette (e molto richieste dalle fondazioni internazionali e dalle istituzioni finanziatrici) c' è la promozione di rappresentanti della società civile dei paesi poveri ed emergenti. FOEI risponde in modo convinto a questo requisito e, nel giro di un decennio, si moltiplicano le sue rappresentanze in America latina, in Africa e in Asia. Ma questa spinta artificiale non è servita ad allargare spazi di democrazia e di impegno civile in società che ne avrebbero estremo bisogno. Invece, è servita a installare ai vertici di FOEI una classe di diplomatici, provenienti particolarmente dall' America latina, che si sentono portatori di istanze rivoluzionarie contro "l' occidente ricco e imperialista". In pochi anni, egemonizzano la Federazione e impongono i propri contenuti trovando resistenza esplicita solo negli Amici della Terra -Italia. Riescono ad emarginare progressivamente FOE Middle -est, il gruppo costituito negli anni '90 da egiziani, israeliani, palestinesi e giordani, fino all' espulsione. Contemporaneamente, viene accolto (e favorito in ogni modo) un gruppo palestinese intollerante e approvati documenti politici generali di condanna di Israele e di sostegno alle cause palestinesi più estremiste. È troppo per gli Amici della Terra che, nell' estate del 2014, sottoposti per la terza volta ad un esame di conformità ideologica, decidono di rompere ed escono da FOEI. In occasione del loro ultimo congresso, gli Amici della Terra hanno deciso di continuare il loro percorso, oggi non facile, all' insegna di una piattaforma di ecologismo riformista sintetizzata dallo slogan "Ecologia è buon governo", parola d' ordine rilanciata anche dall' editoriale che segna la nascita della versione on line de L' Astrolabio voluta da Mario Signorino, fondatore e a lungo presidente degli Amici della Terra Italia, recentemente scomparso.