Testata Il Foglio
Titolo Per vincere serve più elettricità (e il nucleare)
Quale politica per l' ambiente. Lalonde: un governo globale per le questiono planetarie Il movimento ambientalista francese e mondiale giace in una situazione paradossale: ha largamente vinto la battaglia ideale, ha propagato le sue analisi e convinto il pubblico dell' importanza della protezione dell' ambiente, ma, nello stesso tempo, la sua espressione politica, il partito dei Verdi, si è considerevolmente indebolito, perché incapace di offrire soluzioni ai problemi che solleva e perché la questione ambientale attraversa ormai tutte le forze politiche e non soltanto i Verdi. Ciò nonostante, molti dei militanti ambientalisti sono rimasti su posizioni contestatarie, mentre pochi di loro hanno assunto posizioni di governo a livello nazionale, salvo in ruoli collaterali, mentre la maggior parte dei partiti verdi sono scivolati verso l' estrema sinistra, perdendo la loro capacità di influenza. Il partito dei Verdi di estrema sinistra è in declino, ma molti militanti ambietalisti sono comunque attivi, sparpagliati nelle associazioni, i consigli comunali, i parlamenti e in molte forze politiche centriste. Molti di loro si coordinano attraverso istituti, fondazioni o associazioni, e, a differenza dei Verdi, non esitano a collaborare con il mondo della finanza e delle imprese. Non si sono dati una espressione politica autonoma e forse non serve se hanno trovato posto in altre forze politiche. Anche perché credo sia verosimile che possano nascere nuovi partiti che pongano l' ambiente al centro dei loro programmi, come ha fatto Macron dando alla lotta ai cambiamenti climatici la priorità nel suo programma e nominando Nicolas Hulot super -ministro. L' attenuarsi, nelle società industriali, della clas sica divisione tra destra e sinistra lascia spazio a nuove fratture, nelle quali la questione ambientale diviene la scommessa fondamentale insieme al multilateralismo. L' America di Trump ne offre un esempio caricaturale, così come i movimenti populisti europei: da una parte, la cooperazione internazionale e l' ambiente, dall' altra, i nazionalismi e il saccheggio delle risorse: "Non ce n' è abbastanza per tutti, serviamoci per primi". In materia ambientale, è diventato di cruciale importanza la creazione di un primo abbozzo di governo globale per affrontare le questioni planetarie: il clima, gli oceani, la sicurezza nucleare, l' inquinamento chimico, i trattati ambientali internazionali. I governi potrebbero nominare dei ministri per gli Affari planetari, che si riunirebbero regolarmente; potrebbero nominare un responsabile scientifico presso le Nazioni Unite e consentire al Segretario Generale di avanzare proposte agli Stati membri analogamente a come avviene per la Commissione europea. Allo stato attuale, l' Onu non è altro che un sindacato degli stati sovrani ostile a qualsiasi forma di sovranazionalità. Bisogna congratularsi dell' adozione dell' accordo di Parigi sul clima e degli obiettivi di sviluppo sostenibile in grado di coagulare coalizioni con diversi soggetti, anche non governativi, senza stare ad aspettare gli incerti esiti di negoziazioni che coinvolgono 195 ambasciatori. Simili coalizioni sono i soggetti più efficaci per cambiare le cose. Ce ne sono molte, che riuniscono imprese, collettività locali, il mondo accademico, le associazioni; per queste forme d' azione, ma anche per verificare le promesse dei governi, bisognerebbe creare un sistema di accountability che registri gli impegni assunti e verifichi i progressi conseguiti. Non può esserci alcuna economia che non sia incastonata nella natura; l' economia ambientale è dunque una disciplina ed una politica da sviluppare il più rapidamente possibile. I responsabili delle imprese e delle amministrazioni devono essere ragguagliati in materia di impronta ecologica, di cicli biogeochimici, di gestione delle acque, di tutela del suolo, di servizi ecosistemi ci, di life cycle, di contabilità non monetaria. Sarebbe necessario mettersi d' accordo, anzitutto a livello europeo, su quali indicatori utilizzare al di là del solito PIL; l' economia circolare è ormai l' orizzonte dello sviluppo, laddove gli accordi di Parigi sul clima fissano un obiettivo di carbon neutrality per la seconda metà del secolo. Ma veniamo alla situazione francese. Se la priorità è la difesa del clima, la riduzione delle emissioni deve prendere il sopravvento su altri obiettivi che vengono spesso posti sullo stesso piano, quali l' efficienza energetica e le fonti rinnovabili. Un esempio: la preoccupazione di economizzare l' uso di fonti primarie di energia ha ostacolato il ricorso all' elettricità per il riscaldamento degli edifici, con il pretesto che la conversione dell' energia primaria in elettricità presenta uno scarso rendimento. Ma questo è vero soltanto per le grandi centrali elettriche che bruciano combustibili fossili. Così che l' ostacolo frapposto all' uso dell' elettricità ha comportato una forte penetrazione del gas naturale per riscaldamento e quindi un aumento delle emissioni. D' altra parte, l' aumento delle fonti rinnovabili contribuisce a difendere il clima soltanto nella misura in cui fa diminuire l' uso dei combustibili fossili. Ora, devo constatare un grande entusiasmo per le rinnovabili elettriche - eolico e fotovoltaico, soprattutto - a detrimento delle sorgenti tesrmiche, quali il solare e la geotermia, proprio nel momento in cui la produzione di elettricità in Francia è già pressoché decarbonizzata e perfino in over capacity. Molti ambientalisti confondono la difesa del clima con la battaglia contro il nucleare. È un errore dal quale il governo deve guardarsi. Il nucleare, malgrado i suoi difetti, è un grande alleato nella lotta contro i cambiamenti climatici. Il futuro mix elettrico sarà dunque fatto da nucleare e rinnovabili, soprattutto fotovoltaico, considerata la sua maggiore popolarità in Francia rispetto all' eolico. La riduzione del contributo del nucleare dovrà essere stabilita non in base al numero delle centrali da chiudere, ma in base al loro utilizzo, in maniera tale da conservare una sufficiente capacità per supplire alle intermittenze delle rinnovabili. Per il resto, la Francia dispone di treni veloci, di veicoli economici, di città compatte, di amministratori locali volenterosi e di una popolazione conquistata alla difesa del clima. Nel corso di questa lunga transizione ambientale, temo più una carenza di resistenza alle tentazioni demagogiche che a presunte pressioni ostili insieme alla difficoltà ad avere idee chiare su soggetti così complessi.