Testata Il Foglio
Titolo Più benefici dalla lotta alla povertà
Quale politica per l' ambiente. Lomborg: tagliare la CO2 costa caro Noto al pubblico come l' ambientalista scettico dall' omonimo fortunato titolo del suo best seller di 17 anni fa, Bjorn Lomborg non è un negazionista climatico ma piuttosto una voce dissenziente sulle politiche per mitigare gli effetti del riscaldamento climatico. Lomborg è critico nei confronti di interventi giudicati di scarso impatto sul contenimento delle emissioni di CO2 ma con pesanti ripercussioni economiche e sociali. Per lo scienziato a capo del Copenhagen Consensus Center, le ambiziose politiche ambientali globali finiscono per risultare più autoreferenziali per taluni professionisti del climate change, che funzionali al benessere dell' intera umanità. A suo avviso così si distolgono fondi al raggiungimento degli obiettivi dell' Agenda 2030 delle Nazioni Unite? "Persiste tra i attivisti e i politici questo inganno: che tagliare le emissioni di carbonio non implichi un sacrificio finanziario. Mentre tutti i modelli economici evidenziano che c' è un costo nel ridurre le emissioni globali. Storicamente c' è una correlazione tra un tasso di variazione positivo del PIL e un maggiore aumento delle emissioni di anidride carbonica. Più alte le emissioni, maggiore l' incremento del PIL. Prendiamo il caso della Cina: per conseguire un 10% di aumento di PIL annuale, le emissioni di CO2 hanno registrato +6% sulla stesso periodo. Se le politiche climatiche comportassero effettivamente un ritorno economico positivo, davvero avremmo bisogno di vincolarci agli esosi trattati di Parigi o essere costantemente incalzati dall' allarmismo degli ambientalisti? Se la riduzione del carbonio comportasse un vantaggio per l' economia, la Gran Bretagna non starebbe lottando con crescenti costi energetici, sulla bolletta elettrica tedesca non peserebbero oltre 25 miliardi di euro di costi aggiuntivi dovuti ai sussidi alle rinnovabili e la Danimarca, nazione pioniere nell' eolico, non si ritroverebbe col chilowattora più costoso al mondo. Tutto ciò drena risorse che potrebbero essere impiegate più proficuamente per risolvere efficacemente problemi ambientali o umanitari." Si riferisce forse agli Accordi di Parigi i quali, se pienamente attuati costerebbe circa mille miliardi di minor crescita economica all' anno e nonostante ciò avrebbero un impatto trascurabile sul contenimento dell' aumento delle temperature? "Assumendo che ciascuno Stato sia pronto a implementare entro il 2030 ogni singolo impegno (Ndr non vincolante) sottoscritto e disposto persino a protrarlo per ulteriori 70 anni fino alla fine del secolo, alla fine dei conti il risultato sarà insignificante. L' accordo complessivo del COP21 consentirà di fatto di calmierare l' aumento delle temperature medie globali di 0,17° entro il 2100. Da un sondaggio online condotto dall' ONU su un campione di 10 milioni di persone nel mondo, alla domanda 'che cosa conta di più nella tua vita', tra le 16 misure proposte, gli interventi sul clima risultano, per gli intervistati dei paesi più poveri, in fondo alla classifica. Spendendo 570 milioni all' anno, pari a una frazione infinitesimale, e precisamente lo 0,57%, dei 100 miliardi di dollari del fondo di compensazioni promesso dagli stati industrializzati alle economie più povere per sostenere gli impegni di Parigi, in profilassi antimalarica basica come l' acquisto di zanzariere, è stato calcolato che entro il 2025 si potrebbe dimezzare il tasso di mortalità da paludismo salvando 300mila vite l' anno. I governanti dovrebbero rivedere le logiche di spesa dando la precedenza a misure efficaci volte a massimizzare il ritorno di ogni euro speso, invece di compiacersi distribuendo pannelli solari alle popolazioni bisognose". Il cambiamento climatico fa crescere la fame nel mondo? "Allorché alcune regioni del pianeta sono colpite da periodi di siccità più frequenti e più lunghi, in altre, invece, la siccità è diventata meno frequente e impattante. Uno studio su Nature dimostra che dal 1982 le calamità naturali dovute a tipologie di siccità catalogabili da anormalmente secco a eccezionalmente secco si sono leggermente ridotte. È incongruo confidare nelle politiche climatiche per combattere la fame. Qualsiasi convincente azione volta a tagliare le emissioni sarà molto costosa e risulterà comunque poco incisiva sulla mitigazione del riscaldamento entro la fine del secolo. In verità, per quanto benintenzionate le politiche climatiche potrebbero persino esacerbare una carestia. Prendiamo l' esempio dei paesi ricchi che, per ridurre la loro dipendenza dai combustibili fossili, adottano i biocombustibili, energia ottenuta da materiale organico. Tuttavia, il vantaggio climatico è marginale: secondo l' Istituto Internazionale per lo Sviluppo Sostenibile, la deforestazione, i fertilizzanti e il gasolio della meccanizzazione delle coltivazioni, vanifica 90% del biossido di carbonio risparmiato con le biomasse. Nel 2013 in Europa, la produzione di biocarburanti ha consumato l' equivalente di suolo necessario per sfamare 100 milioni di bocche". La fame è causata anche dalla mancanza di sistemi di refrigerazione nella catena alimentare che determina fino a 40% di perdite. La povertà energetica è un' altra sfida, come si combatte? "Nel ricco mondo occidentale c' è questo indisponente movimento d' opinione che si picca di dire al miliardo di persone non ancora elettrificate, di continuare a rinunciare alla miriade di benefici derivanti da un' elettricità abbondante e a costi contenuti. Invece di vivere la fase di generazione da inquinanti centrali a carboni, i paesi poveri dovrebbero balzare subito a quello da fonti pulite cercando l' autosufficienza con impianti fotovoltaici off -grid. Questa soluzione è condivisa dai più influenti enti di sviluppo, Banca Mondiale compresa che non finanzia più progetti di nuove centrali a carbone. Tuttavia va notato che i combustibili fossili colpevoli del riscaldamento globale, contribuiscono altresì al miglioramento della qualità della vita, salute e istruzione delle popolazioni. Esiste un nesso diretto tra il fattore energia e benessere. Dobbiamo combattere la povertà energetica e risolvere il cambiamento climatico". Perché crede che la R&S in energie sostenibili sia la strada vincente? "La politica climatica a lungo termine più efficace consiste in forti investimenti globali in tecno-energie. I dati ci dicono che mediamente per ogni euro investito in ricerca corrispondono circa 11 euro in benefici ambientali. Principalmente perché si anticipa il giorno del sorpasso in convenienza economica delle fonti pulite non sovvenzionate sui combustibili fossili, che porta alla diminuzione delle emissioni di CO2 calmierando i futuri danni ambientali". Gli ambientalisti aiutano a far progredire lo sviluppo sostenibile quando demonizzano gli OGM? "Sul cambiamento climatico le associazioni sono nette: insistono, giustamente, affinché si dia credito alle schiaccianti evidenze scientifiche che stabiliscono, oltre ogni forma di dubbio, l' esistenza del fenomeno di surriscaldamento. È singolare invece che le stesse ignorino completamente la soverchiante scienza sugli OGM. L' UE ha concluso dopo 130 progetti di ricerca e 25 anni di studio che gli OGM non comportano rischi per la salute umana, animale e ambientale. Ignorare queste evidenze scientifiche non è solo malafede ma provoca morte nel mondo reale. Prendete il Golden Rice, una varietà di riso arricchito con vitamina A per via biotecnologica pensata per combattere la malnutrizione di quei 3 miliardi di poveri la cui dieta dipende quasi esclusivamente dal riso. The Lancet stima che 668 mila bambini sotto i 5 anni sono colpiti da carenza di vitamina A. Una manciata di chicchi di Golden Rice soddisfa 60% della dose giornaliera di vitamina A che altrimenti andrebbe assunta con verdure e pasticche di betacarotene. Da 15 anni Greenpeace ed altre organizzazioni combattono il Golden Rice adducendo non specificati rischi per la salute umana. Un' argomentazione insostenibile anche per il prezzo di vite umane sacrificate".