Testata Affari & Finanza
Titolo Aquafil e la sfida del filo green "Il nylon pulito per l' ambiente"
CARLO BONAZZI PUNTA SULLA FIBRA SINTETICA MADE IN USA SUBITO DOPO LA GUERRA. MA È IL FIGLIO GIULIO A CREDERE IN UN FUTURO DI SOSTENIBILITÀ: ORA L' OBIETTIVO DEL PROGETTO ECONYL DI FARE A MENO DEI DERIVATI DEL PETROLIO È VICINISSIMO Arco C i sono date che i libri di storia dimenticano. Spesso sono quelle che cambiano il destino del mondo. Tra queste, nella prima metà del Novecento, c' è l' invenzione di una fibra sintetica adatta alla filatura. Siamo nel 1928, laboratori chimici Dupont, Stati Uniti: nasce la poliammide 6.6. Sono gli anni dello scontro Giappone-Usa, sfociati nel secondo conflitto mondiale. Questa sintetica fibra americana, opposta industrialmente alla costosa seta nipponica, prende il nome di Nylon: significa «Now you lose old Japan». Definizione non solo provocatoria. Tra il 1939 e 1945 il nylon contribuisce davvero a salvare il pianeta dal nazismo europeo, alleato dell' imperialismo asiatico di Tokyo. Serve per produrre tende e divise dei marines, per rinforzare pneumatici militari, per creare un milione di paracadute. Sono loro a liberare l' Europa e a costringere Tokyo, dopo Hiroshima, alla resa. Il nylon, come ieri i pc e oggi il web, diventa così l' icona del nuovo sogno americano che conquista l' Occidente. Anche a Verona. Qui, nel 1965, siamo in un piccolo garage in Borgo Roma. Carlo Bonazzi, con la moglie Silvana, scommettono sulla fibra Usa e cominciano a confezionare impermeabili per l' Italia del boom economico. Hanno sei dipendenti, ma già a fine anni Settanta la loro Aquarama è leader europea per gli indumenti da pioggia. Per crescere, verticalizzano: dagli indumenti, ai tessuti e da questi ai fili. Carlo Bonazzi cerca un luogo conveniente per il primo stabilimento e punta sul Bellunese del dopo- Vajont. La soluzione sfuma e un sabato della primavera 1969 scopre un campo di pannocchie a Linfano di Arco, Trentino, detto «Prà de la fam», alla foce del fiume Sarca, rive nord del lago di Garda. L' autonomia trentina assicura condizioni vantaggiose, il Garda attrae la clientela germanica e offre personale che conosce il tedesco: sotto un capannone privo di pareti, coperto da un telone, Aquarama diventa Aquafil, gioiello dell' industria italiana destinato a rivoluzionare il mondo della moquette prima e quello della sostenibilità economica circolare poi. I macchinari arrivano da Berlino, l' ispirazione per i prodotti dall' Olanda, gusto e idee sono italiani. Nel primo dopoguerra il Paese bada a vestirsi, permettendosi il primo superfluo. Nella seconda era, gli anni Settanta della crescita record, si può pensare anche alla casa. Moquette e tappeti tagliano cotone, lana e fibre naturali, e si convertono ai tessuti sintetici «robusti come l' acciaio, elastici e sottili come una ragnatela». In dieci anni il consumo mondiale di nylon, nonostante sia un materiale costoso, aumenta di sette volte: da 210 mila a 1,5 milioni di tonnellate all' anno. Aquafil cresce, punta tutto sulla ricerca e nel 1987 in azienda entra la seconda generazione. «Ero fresco di laurea in economia aziendale - dice Giulio Bonazzi, 54 anni, oggi presidente e ad - ho cominciato dallo studio degli impianti, ma sentivo che le opportunità si sarebbero celate nell' incontro tra le fibre sintetiche e la loro sostenibilità. Il punto era trovare il modo di renderle una delle colonne portanti della tutela dell' ambiente». Decisivi i soggiorni negli Usa, a Calhoun in Georgia, le nuove linee per la filatura, il primo stabilimento estero in Belgio e il secondo a Cartersville, Stati Uniti, mentre nei laboratori aziendali chimici e fisici studiano il modo di realizzare il sogno green della proprietà. «Volevo un salto - dice Bonazzi - ma servivano capitali ed eravamo nel pieno della crisi di fine 2008. Una scommessa. Nella primavera 2009 un fondo londinese di private equity è entrato come socio di minoranza e abbiamo investito: uno stabilimento in Cina e via al progetto Econyl, il nylon verde». In futuro anche questa data entrerà nei libri di storia. Aquafil diventa l' unica azienda al mondo a poter riprodurre all' infinito e a emissioni zero, tramite rigenerazione del caprolattame, una materia prima riciclata: numero uno nei fili per moquette, tra le prime dieci per le fibre in nylon. «Abbiamo cominciato - dice Bonazzi - con le reti da pesca usate in acquacoltura, ma l' obbiettivo ora è arrivare al 100% di nylon ecologico rigenerato dai rifiuti e non da derivati del petrolio. L' idea forte è la circolarità, ossia un prodotto rigenerato che a fine ciclo può essere smontato e riutilizzato quale "materia prima- seconda", per una nuova generazione di prodotti e senza limiti di volte». La moquette di casa in Econyl riciclato, ad esempio, quando è vecchia viene ritirata, ritrasformata in filo, rigenerata e rimessa sul mercato anche in forme e colori diversi, o sotto forma di calze, giacche, costumi da bagno, borse. «Già oggi - dice Bonazzi - il 35% del nostro fatturato deriva dal riciclo del nylon 6, entro metà 2019 saliremo al 50% e siamo un passo dall' addio totale ai derivati del petrolio. Proprio il riciclo chimico permetterà di superare l' impatto dei combustibili fossili e dello sfruttamento per ricavare le fibre offerte dalla natura. E' il consumismo che non consuma, perché non butta via ma recupera e riutilizza grazie a fonti energetiche rinnovabili ». Il progetto Econyl, avviato in Slovenia nel 2011, è davvero la svolta. Nello stesso anno Giulio Bonazzi rileva l' azienda dalla famiglia e per stare vicino ai mercati emergenti internazionalizza. Oggi il gruppo, che mantiene il cuore ad Arco, ha 2700 collaboratori, 15 stabilimenti tra Europa, Asia e America, fornisce fili sintetici a oltre 160 brand, è leader mondiale nella produzione delle pavimentazioni tessili in nylon 6 e nel 2017 ha fatturato 549,3 milioni di euro. L' ultimo balzo, il 4 dicembre scorso. Aquafil si quota alla Borsa di Milano nel segmento Star, riservato alle medie imprese con una capitalizzazione fino a 1 miliardo di euro e che si impegnano a rispettare requisiti d' eccellenza. «Prima o poi - dice Bonazzi - il fondo londinese doveva uscire, anche se poi ha tenuto il 4%. O ricompravo le azioni indebitando la società e frenando gli investimenti, oppure mi quotavo e con i 40 milioni raccolti, senza vendere una sola azione di famiglia, tagliavo i tempi per i piani di innovazione industriale». E' andata così: a fine marzo ha chiuso l' acquisizione del secondo stabilimento cinese, mentre i due nuovi negli Usa, tra California e Arizona, hanno mosso i primi passi a fine febbraio, cominciando a rigenerare moquette. «Negli anni Novanta - dice Bonazzi - quando parlavo di sostenibilità, prodotti riciclabili e fonti rinnovabili, mi prendevano per matto. Però era evidente che l' impatto globale di capitalismo e consumismo avrebbe portato il pianeta al collasso. Stati e istituzioni internazionali, frenati dai meccanismi del consenso politico, si sarebbero mossi troppo lentamente. Spettava e spetta agli imprenditori assumere la responsabilità di rendere sostenibile il business. Questione di impegno civile, ma prima di tutto di stabilità e durata produttiva: recuperare e rigenerare apre mercati nuovi agli stessi prodotti ». La sfida, in Italia, ora è formare e trovare giovani qualificati, frenando il loro esodo all' estero. «Servono matematici, chimici, fisici - dice Bonazzi - teste per ideare gli algoritmi del futuro. L' economia circolare emette ancora i primi vagiti: ma indietro, grazie alla sensibilità delle nuove generazioni, pianeta e industria non torneranno». © RIPRODUZIONE RISERVATA Nella foto grande e sotto, fasi della produzione nello stabilimento Aquafil. Qui sotto, nylon da avviare al riciclo nell' ambito del progetto Econyl. // [LA SCHEDA] Da Arco di Trento si guidano 15 sedi in tre continenti - Il Gruppo Aquafil è stato fondato nel 1965 ad Arco in provincia di Trento ed è attivo nella filiera produttiva di nylon 6, in particolare nel filo per la pavimentazione tessile, settore in cui è fra leader di mercato in Europa e nel mondo. L'azienda produce inoltre fili sintetici per abbigliamento, collaborando con oltre 160 brand internazionali. Conta 2700 collaboratori ed è articolato in 15 sedi produttive tra Europa, Asia e America. Nel 2017 il fatturato è stato di 549,3 milioni di euro. Il 4 dicembre scorso Aquafil è stata quotata al segmento Star della Borsa di Milano, raccogliendo circa 40 milioni di euro per accelerare nuovi investimenti in Cina e negli Usa. L'azienda è l'evoluzione di Aquarama, fondata nel 1956 a Verona per produrre impermeabili da Carlo Bonazzi e dalla moglie Silvana. Negli ultimi dieci anni Aquafil si è concentrata sulla sostenibilità e sull'economia circolare, brevettando Econyl, un innovativo sistema di rigenerazione di prodotti giunti a fine vita e di rifiuti pre-consumer, da cui ricava fili di nylon 6 rigenerabili all'infinito. Già oggi il 35% del fatturato deriva dal riciclo ed entro la metà del 2019 tale quota salirà al 50%. Il primo impianto Econyl, sistema unico al mondo, è stato inaugurato in Slovenia nel 2011. Tra gli obbiettivi Aquafil, l'addio totale ai derivati del petrolio.