Testata Il Tempo
Titolo Opere sfascia-costa Lo dice anche l' Enea
Lo studio sull' erosione 2016 diventa il «modello» per richiedere i danni "Stima dei danni ambientali e socio-economici correlati alle infrastrutture costiere". Si intitola così il documento a firma del dottor Sergio Cappucci che porta la data del 23 settembre 2016. A redigerlo fu un ente nazionale di alto profilo: l' Enea, l' Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l' energia e lo sviluppo economico sostenibile. Un' altra conferma - che arriva da anni addietro - testimone della responsabilità dei danni causati dalle opere di difesa costiere sul capitolo erosione. La prova che scogliere, pennelli e via discorrendo distruggono a valle la corrente per bocca di una struttura qualificata. Che, un anno e mezzo fa, mise a punto delle "dritte" per la richiesta dei danni. Tra gli obiettivi dello studio, come si legge, c' è quello di «consolidare la ca pacità di orientare le decisioni politiche per incrementare la resilienza dei settori influenzati dal cambiamento». Con il supporto dell' Ispra, venne enucleata l' analisi sulla stima dei danni in tema erosione costiera approfondendo casi nazionali. Una specie di modello applicabile, dunque, anche al litorale laziale. Laddove, in un diagramma di flusso, si mette in connessione sequenziale la progettazione e realizzazione delle scogliere a T col blocco del flusso dei sedimenti e la mancata manutenzione, quindi l' erosione del sotto flutto, con i danni conse guenti alle strutture coinvolte. E' nella parte metodologica, poi, che l' Enea realizza, nello specifico, una sorta di vademecum per come richiederei danni, distinguendo tre fasi di "aiuto": ricerca dati ed acquisizione degli atti tecnico amministrativi, analisi geomorfologica, implementazione dei moduli di calcolo per il danno. Esaminando le cause dei ritardi, allegando per gli utenti i moduli di calcolo per i danni per ripristino e quelli per danni i socio-economici. Il documento mette altresì in luce i rimedi necessari per evitare il ripetersi di tali fenomeni: tra cui «il ripristino con ripascimento compensativo del sottoflutto che restituisca la superficie di spiaggia» e «un piano di manuten zione di durata variabile». Un progetto che definisce, nero su bianco, «l' impatto delle scogliere dopo la loro esecuzione ed il nesso con la perdita di superficie», rimarcando «il contributo dell' esecuzione di opere di urbanizzazione all' erosione costiera». Entrando nel merito della gestione della questione, l' Enea sottolinea anche di poter «fornire un supporto per giungere ad una valutazione uniforme del valore economico degli arenili, considerando la tendenza evolutiva, l' influenza degli interventi, la variabilità spaziale a piccola e grande scala, le diverse stime (località e metodi differenti)». Ieri l' altro, intanto, il Comitato "Salviamo la spiaggia di Fregene", intervenendo nel corso di un convegno sul turismo organizzato da VisitFiumicino.com, ha lanciato un appello ai presenti: «Aiutateci nella protesta contro l' indifferenza delle istituzioni preposte. Abbiamo chiesto una convocazione al sindaco di Fiumicino sull' accordo sulla manutenzione, ma ad oggi nessuna risposta». E ieri, sulla pagina Face book del Comitato, è apparso un post eloquente: «Oggi è 8 aprile: nelle promesse elettorali del Presidente Zingaretti del 19 gennaio scorso, dal 7 aprile sarebbe stato aperto il bando per i lavori disposti per contrastare l' erosione del tratto di costa di Fregene, con la posa del geotubo ed il relativo ripascimento previsto per completare il posizionamento della struttura sul fondale. Ciò significa che il progetto ha ricevuto anche il benestare degli uffici competenti, che hanno valutato positivamente l' impatto ambientale dell' opera. Il bando non è stato aperto, non ci risulta ci sia mai stata approvazione per l' impatto ambientale, né un progetto attuativo. Dal 2014 che seguitano promesse senza alcun riscontro concreto, mentre il mare avanza». Bolle in pentola un sit-in per il 19 aprile.