Testata La Verità
Titolo Con le nuove leggi Ue fidi più cari del 20%
Uno studio di Mediobanca svela gli impatti delle regole aggiuntive sulle sofferenze: ciò che la commissaria Danièle Nouy ha dichiarato di non aver calcolato. Alle pmi meno affidabili i finanziamenti costeranno un quinto in più rispetto a oggi gianluca de maio Solamente un paio di settimane fa, incalzata dalle domande degli eurodeputati Roberto Gualtieri (Pd-S&D), Marco Valli (M5S-Efdd) e Marco Zanni (Enf), la responsabile della Vigilanza europea, Daniele Nouy, ammetteva che la Bce non aveva svolto alcuna analisi preventiva relativa all' addendum sui crediti deteriorati destinato a entrare in vigore dal primo aprile. «L' analisi di impatto è inutile, se non del tutto infattibile», aveva dichiarato in audizione di fronte ai membri della Commissione sui problemi economici e monetari del Parlamento europeo. Una vera e propria missione impossibile, secondo la Nouy, stabilire gli impatti per le banche e l' economia a seguito dell' introduzione delle nuove regole per gli accantonamenti richiesti alle banche a copertura dei non performing loans, le sofferenze. Molti dei deputati presenti non hanno creduto alle loro orecchie. Possibile che la Banca centrale europea, con il suo stuolo di economisti e l' enorme mole di dati a disposizione, non fosse stata in grado di elaborare una valutazione di questo tipo? Ma ciò che ha reso increduli i più è il fatto che, nonostante i criteri decisamente più severi rispetti a quelli attuali, dalle parti di Francoforte non fosse nato il dubbio di quantificare le possibili conseguenze sulle varie economie nazionali. La versione definitiva del documento sugli Npl, lo ricordiamo, è stata varata il 15 marzo scorso a seguito di una lunga consultazione pubblica e riguarda solo i nuovi flussi di credito erogati dal primo aprile 2018, destinati a deteriorarsi in futuro. Nel caso di finanziamenti garantiti (cioè assistiti da una garanzia reale, come ad esempio un' ipoteca), l' accantonamento previsto dovrà essere pari al 100% nell' arco di sette anni, mentre per quelli non garantiti è richiesta una copertura totale entro i due anni dal deterioramento.Là dove non è riuscita la Bce, arriva uno studio elaborato da Mediobanca securities ripreso ieri da Milano Finanza, che calcola gli impatti dell' addendum sui tassi dei finanziamenti concessi alle imprese. Secondo gli analisti di Piazzetta Cuccia, le nuove regole causeranno un incremento medio di 30 punti base, vale a dire il 20% in più rispetto ai valori registrati negli ultimi mesi. Nel report si legge che se «il costo del finanziamento per le piccole e medie imprese a rating inferiore aumenterà di oltre il 20%», quelle più rischiose potrebbero subire addirittura un' interruzione del credito.Un' eventualità che avrebbe conseguenze disastrose sull' economia italiana, il cui tessuto produttivo si fonda proprio sulle micro, piccole e medie imprese. Sulla carta la crisi è appena passata, ma scontiamo ancora gli strascichi di un decennio terribile. Negli ultimi anni migliaia di imprenditori e artigiani, sui quali finora si è basata una parte importantissima del nostro prodotto interno lordo, si sono visti sbattere la porta in faccia dopo aver richiesto un fido o un prestito che gli permettesse di mandare avanti l' azienda. Non è difficile comprendere dunque che una nuova stretta creditizia avrebbe oggi risvolti potenzialmente drammatici.Considerati i grandi progressi che il nostro Paese ha compiuto in materia di pulizia dei bilanci dai crediti deteriorati, si tratterebbe di una punizione immeritata. Risulta difficile quindi credere che la Bce, a seguito di mesi di studi, non fosse già a conoscenza dei possibili impatti sulle economie più simili alla nostra che si trovano a gestire un pesante fardello di Npl. L' addendum non è una misura obbligatoria, questo lo ha specificato più volte anche la stessa Vigilanza europea. Ciò nonostante, tutto fa ritenere che nei prossimi mesi diventerà un punto di riferimento per i grandi gruppi soggetti al controllo di Francoforte, ma anche per le medie e piccole realtà. Almeno fino a quando la Commissione europea non si deciderà a licenziare le proprie norme sugli Npl, che si preannunciano più soft e che fortunatamente sovrascriveranno quelle volute dalla Nouy. Fino ad allora nessuno sarà in grado di liberare le imprese italiane dal terrore di una nuova crisi.