Testata Italia Oggi
Titolo Poche adesioni per il 730
L' analisi della Lapet sui modelli predisposti dall' Agenzia delle entrate Nel 2016 solo il 10% ha usato il precompilato Dal 2 maggio scorso è possibile accettare, modificare, integrare e inviare il 730 precompilato tramite invio diretto o tramite intermediari. Da quest' anno poi debutta, a pieno regime a partire dal 7 maggio, la compilazione assistita. Ma, il modello 730 precompilato rappresenta realmente una semplificazione? È questo l' interrogativo che la Lapet aveva posto fin dall' introduzione del nuovo strumento. Un caso quindi di estrema attualità, sul quale i tributaristi Lapet tornano ad accendere i riflettori. Correva l' anno 2014 quando, durante la preposta audizione parlamentare e i successivi interventi in materia, l' associazione aveva avuto modo di segnalare le possibili problematiche a cui si sarebbe andati incontro. «Oggi dobbiamo purtroppo constatare che molti contribuenti stanno incontrando difficoltà nell' utilizzo della nuova modalità di modifica al 730 precompilato introdotta da quest' anno dall' Agenzia delle entrate per incrementare l' utilizzo di tale modello. Nel 2016 infatti appena il 10% ha usato questo strumento» ha commentato il presidente nazionale Lapet Roberto Falcone. Tra le principali problematiche vi sono, infatti: l' accesso alla nuova sezione, la mancata accettazione delle modifiche proposte dal contribuente e perfino l' inserimento di importi diversi da quelli stampati. Nel complesso, però, quest' anno sono oltre novecento milioni i dati inseriti tra spese sanitarie, ristrutturazioni edilizie, premi assicurativi ecc. «Aldilà dei proclami sul successo del 730 da parte di qualcuno, va anche evidenziato che le dichiarazioni trasmesse sono state maggiormente quelle intermediate e che quindi un numero di dati così alto è stato possibile acquisirlo grazie al lavoro di soggetti intermediari terzi, quali professionisti e Caf. Bisognerebbe riconoscere quantomeno che senza di loro probabilmente il progetto non sarebbe potuto partire. L' idea per la quale è nato tale strumento, ossia semplificare senza gravare sui contribuenti, non era sbagliata. Con il modello 730 precompilato si sarebbe dovuto infatti non solo semplificare la vita del contribuente, evitandogli l' onere e i costi di recarsi al Caf o dal professionista abilitato (come se le loro parcelle fossero vessatorie, piuttosto che il giusto compenso per la prestazione professionale), ma anche ridurre drasticamente la possibilità di errori e sanzioni», ha aggiunto Falcone. Le buone intenzioni del legislatore si scontrano però, visto i risultati, con una realtà fattuale completamente diversa da quella auspicata. In primis, per visualizzare il modello è necessario un minimo di conoscenza informatica. Poi per verificare i dati e, se mancano o per controllare se quelli presenti sono corretti e eventualmente modificarli, occorre anche avere una certa preparazione in materia fiscale. Tutto questo ha impedito alla stragrande maggioranza dei contribuenti di operare in maniera diretta. La semplificazione dei modelli sta nella loro semplicità di fruizione, solo così si può chiedere un atto di fede al contribuente che, non può farlo se l' approccio è dubbio. In definitiva, profetico Falcone quando, in audizione, aveva già preannunciato: «Il sistema normativo e organizzativo concernente il modello 730, in quanto unico modello fiscale assistito, attuava già criteri di semplificazione degli adempimenti da parte dei contribuenti e le modifiche introdotte con il precompilato, se pur condivisibili in linea di principio, non possono trovare pratica attuazione almeno nel breve periodo. Avevamo già evidenziato le difficoltà che si sarebbero potute manifestare, per esempio nell' incrocio tra le banche dati. Trattandosi di una novità assoluta, sarebbe stato opportuno avviare una fase di test su un numero ridotto di utenti e solo successivamente, rilevati i possibili limiti (così come emersi oggi) e trovate le giuste soluzioni, applicarlo in forma già collaudata».