Testata Avvenire
Titolo Nel deserto della Terra dei fuochi «Mafie attive in discariche legali»
Basta mini-roghi, ora i clan puntano sui grandi incendi INVIATO A ERCOLANO (NAPOLI) La Terra dei giochi. Sempre sporchi, sempre col fuoco, sempre coi rifiuti, ma diversi. Tanto da aver cambiato il paesaggio e se l' occhio non vede (o vede assai meno), il cuore comunque duole. Adesso qui fanno le cose in grande, quasi niente più piccoli roghi (tossici) a centinaia di giorno e notte, quasi solo invece grossi incendi (dolosi) nelle discariche, che più sono grandi, meglio è. Conviene. Molto. Come minimo perché bonificare un terreno inquinato costa (quindi rende) tre volte di più se bruciato. Perché magari si riesce a far sparire quel che non si deve trovare e diminuiscono anche i rischi. E perché, in qualche caso, può chiarire certe 'regole' a chi fatichi a seguirle. Macinare chilometri. Bisogna aver pazienza, fare il pieno e un bel po' di chilometri sotto il sole e la luna, fermarsi spesso a guardar bene e bere per il gran caldo, consumare giorni, sporcarsi scarpe e pantaloni, spulciare documenti, prendere il caffè con chi è affidabile, non ama i riflettori, conosce posti e storie meno ufficiali. I pezzi di un nuovo mosaico vanno allora a posto da soli, nemmeno devi sforzarti di metterceli. Fuochi fatui. Fumo. Ma bianco. Macchina accostata e spenta, meglio dare comunque un' occhiata. Solo sterpaglie bruciate da un contadino, niente rifiuti in cenere, niente aria tossica, niente fiamme. Neanche qui. Eppure le strade sono le stesse, fatte e rifatte centinaia di volte negli ultimi dieci anni, l' Asse mediano, la Nola-Villa Literno e poi quelle tra Frattamaggiore, Acerra e Caivano, Torre del Greco e Orta di Atella e decine, decine di altri comuni a sud di Caserta e nord di Napoli. Quelle lungo le quali ogni nove, dieci chilometri incontravi, più o meno vicina, la solita colonna di fumo nero e untuoso, la puzza, la paura. I roghi tossici non erano mai troppi da novembre fino a marzo, aprile, però con le prime luci dell' estate diventavano migliaia, senza soste e continuava così da diversi anni. Invece, da qualche mese qui appunto ci si sorprende, da qualche settimana anche più. La Terra dei fuochi improvvisamente fatui. «Autosufficienti». Tutto a posto, pulito e in ordine? Rifiuti tossici svaniti? Magari. Semplicemente, adesso si sversa e brucia all' ingrosso. Per capire ci sono frasi illuminanti nel capitolo sui crimini ambientali, che si apre a pagina 287, dell' ultima 'Relazione' della Direzione nazionale antimafia (datata giugno 2017): «Se prima le strutture dedite alla criminalità ambientale per aver luoghi dove smaltire illegalmente si rivolgevano alla camorra, adesso quelle stesse strutture dispongono di discariche legali dove operare illegalmente e di quanto occorra per farlo». Risultato? «Oggi il crimine ambientale si basa sulle proprie forze - annota la Dna - e ha saputo perfezionarsi per rendersi completamente autosufficiente, a parte la necessità d' instaurare rapporti con i pubblici poteri attraverso la corruzione». A buon intenditor. Prendiamo l' altro ieri sera. A San Cipriano d' Aversa finisce in fumo e fiamme un grosso deposito di rifiuti speciali a quattro passi dalla stazione ferroviaria e altrettanti dal cimitero. Incendio doloso. Su un terreno in passato già inquinato e già bonificato. Oppure prendiamo domenica scorsa San Vitaliano, strozzata dal fumo acre e denso (spintosi in lungo e largo per chilometri) provocato dall' incendio di un enorme capannone pieno di ecoballe. È sceso a guardare cosa fosse successo anche il ministro dell' Ambiente, Sergio Costa, e l' ha detto chiaro: «Trecento roghi di siti di stoccaggio rifiuti in due anni in Italia sono tanti...». Tre giorni dopo la puzza la fa ancora da padrona. A proposito, da queste parti dicono che l' azienda proprietaria del capannone trattasse rifiuti per bene e secondo legge. Dicono che il focolaio dell' incendio fosse vicino alla struttura nella quale viene conservata la documentazione e che gli addetti in servizio (pochi, era appunto domenica) si sono catapultati quasi nel fuoco per recuperarne più possibile. Ancora la Dna, ancora quella Relazione: «Il sistema della gestione dei rifiuti in campo nazionale si è sempre basato e continua a basarsi sulla commistione di attività legali e illegali». Chissà, magari quell' azienda di san Vitaliano stava esagerando con le prime. Fronte della paura. Il Vesuvio e le sue pendici meritano un capitolo a parte (ne potete leggere diffusamente qui a fianco, ndr), adesso il vero fronte della paura è qui. Per le troppe, grandi discariche legali e non (ne bruciarono dolosamente due in questi giorni dello scorso anno) e per il rischio idrogeologico che gli incendi del 2017 hanno moltiplicato. Bimbi e chemio. Un fuoco al giorno mette il medico di torno. Da queste parti vivono due milioni di persone e pagano soprattutto i più piccoli, come spiega anche l' Istituto superiore di sanità da un paio di anni e gli oncologi da una vita. Perciò, infine, bisogna fare un salto all' oncoematologia pediatrica. Avere coraggio di vedere quanti bimbi sono sotto chemio, niente più capelli, bustina delle patatine nella mano sinistra, palloncino legato al letto, ago della flebo dell' avambraccio destro, qualche peluche sul comodino, eppure sorridenti. Così rendersi conto come per loro questa Terra diventi dei gioghi. Mortali. (Il videoreportage dalla Terra dei fuochi, ' Il fronte della paura', è visibile on line sul sito www.avvenire.it e sul nostro canale Youtube) RIPRODUZIONE RISERVATA.