Testata Il Sole 24 Ore
Titolo Proroghe e rinnovi, l' incertezza delle norme alimenta la «corsa»
i primi effetti sui contratti Consulenti e studi legali presi d' assalto dalle aziende preoccupate dalle modifiche «Sono giorni di grande fibrillazione per le aziende e le agenzie di somministrazione per gli effetti della nuova normativa sul lavoro a termine. Si rischia di scatenare la corsa alla proroga e al rinnovo dei contratti prima dell' entrata in vigore della nuova disciplina, pur essendo ancora in attesa di conoscere la versione definitiva del decreto». Vittorio De Luca è un giuslavorista managing partner dello studio di Milano «De Luca & Partners», da qualche giorno il suo studio è sommerso dalle telefonate degli imprenditori che chiedono notizie sulla portata del nuovo decreto. «La maggiore preoccupazione è legata all' introduzione delle causali, che fino a 4 anni fa hanno generato un alto contenzioso - spiega -. Negli ultimi anni la maggior facilità del ricorso al contratto a termine ha certamente favorito l' inserimento nelle aziende dei lavoratori pur in un contesto di incertezza del mercato. Tra i nostri clienti ci sono le multinazionali, che al di là del merito e della effettiva portata della misura, sono preoccupate anche per il segnale negativo, che arriva dal primo atto del nuovo governo». Da Milano a Roma, il passo è breve. Nevio Bianchi è un consulente del lavoro, titolare dello studio Bianchi, nella capitale, e anche lui da due giorni è sommerso dalle chiamate delle aziende clienti: «Sono tutte in stato di agitazione - conferma -. Chi aveva programmato proroghe e rinnovi nei prossimi giorni, o anche ad agosto, ora chiede di accelerare». Il fatto è «che una legge sta letteralmente piombando su operazioni contrattuali che richiedono per forza una programmazione nel tempo, modificando in corsa i termini di quella programmazione - , evidenzia Riccardo Del Punta, ordinario di diritto del Lavoro all' università di Firenze, e titolare di uno studio legale -. Il minimo che può attendersi una legge del genere è che le imprese cerchino di batterla sul tempo, ma ciò non tanto per eluderla bensì per riorganizzarsi. Anche ieri mattina sono stato contattato da diverse imprese in ansia per rinnovi e proroghe di rapporti a tempo in scadenza». «Considerato che quello che è stato introdotto dal decreto - aggiunge Del Punta - è, almeno da molti anni a questa parte, il più esteso apparato di limiti messo in campo con riferimento a queste tipologie contrattuali, la scelta che è stata fatta ha del sorprendente». «Le imprese possono operare meglio se le regole si mantengono stabili nel tempo . - avverte Pierangelo Albini, direttore Lavoro, welfare e capitale umano di Confindustria -. Qui ci sono novità , elementi di incertezza e, soprattutto, la reintroduzione delle causali che riportano un passato caratterizzato da un forte contenzioso giudiziario. Chi ha vissuto queste esperienze farà di tutto per non viverle nuovamente ». «Il vizio di fondo è anche concettuale - sottolinea Fabrizio Daverio, giuslavorista e socio fondatore dello studio legale Daverio&Florio -. Non si può ingabbiare il lavoro a termine, essenziale per un' economia contemporanea. Le aziende ricorrono ai contratti a termine per evidenti ragioni di flessibilità, quando ritengono che determinate posizioni lavorative non siano ancora stabili. Imporre una motivazione specifica risulta, nei fatti, artificioso e irrealistico». © RIPRODUZIONE RISERVATA.