Testata Corriere della Sera
Titolo L' emorragia di specialisti nei pronto soccorso di provincia
Il caso dell'«Asilo Vittoria» di Mortara, nel Pavese, dove i bandi di assunzione vanno deserti Anestesisti, pediatri, rianimatori. Merce rara, specie per i piccoli ospedali di provincia, dove l' emorragia di specialisti sta diventando drammatica. E i pronto soccorso, già a regime ridotto per i decreti ministeriali che, per questioni di sicurezza, ne impongono la chiusura notturna se non raggiungono un certo numero di accessi, vanno in crisi anche di giorno. Accade all' ospedale di Mortara, dove al bando dell' Asst di Pavia per l' assunzione di un medico non ha risposto nessuno. Niente blocco del turn over, dunque, è proprio che non interessa a nessuno. «Quanto accaduto a Mortara è la regola - spiega Maurizio Raimondi, primario di Anestesia e Rianimazione degli ospedali dell' Oltrepò Pavese -. Ho un concorso che chiude domani e so già come andrà a finire. Fanno domanda e poi non si presentano ai colloqui. Oppure vengono e poi rifiutano, oggi non si fatica a trovare di meglio». E il «meglio», nove volte su dieci, non è il piccolo ospedale di provincia. «Se uno che vuole imparare può scegliere tra il pronto soccorso di Mortara e quello di Vigevano, è chiaro che sceglierà il secondo perché non sarà da solo, avrà tutte le diagnostiche e il supporto degli specialisti. Nel posto più piccolo ci vorrebbe il medico più esperto, non il contrario». Ma i bandi vanno deserti anche in ospedali di primo livello. Da Pavia a Milano, si cercano come il pane anestesisti e non si trovano. Ma mancano anche pediatri, chirughi e ginecologi. E in corsia, si corre sempre di più, si accumulano ferie e straordinari. «C' è davvero un' enorme carenza di dottori che crea in tutti i reparti problemi di gestione - ammette Raimondi, per oltre 20 anni a capo del 118 di Pavia -. La situazione va affrontata, a livello centrale: i medici sono sempre più sotto pressione. Si fanno ore in più, il più delle volte non pagate, le ferie non si riescono a smaltire. E se siamo contati, avere professionisti che hanno delle limitazioni su orari e turni diventa un problema serio. La Regione la volontà ce l' ha messa, i bandi escono, ma alla base ci sono problemi diversi: dalla programmazione non accurata, al meccanismo perverso dei concorsi nazionali che fa perdere decine di borse di specialità con i trasferimenti. E infine, anche se è poco popolare da dire, ma che va sottolineato, è che, in questa situazione, i piccoli ospedali assorbono troppe risorse. Servirebbe un' ottimizzazione della rete, non si può avere tutto dappertutto».