Testata MF
Titolo Prima della riforma Fornero scure sulle pensioni d' oro
Intanto Di Maio apre un nuovo fronte con Bruxelles: la norma sul pareggio di bilancio in Costituzione va superata. Nella ridda di dichiarazioni affidate ai social network la maggioranza pentaleghista calcola in almeno 158 mila le «pensioni d' oro» da tagliare. A quantificare gli assegni interessati dal disegno di legge presentato alla Camera è il capogruppo pentastellato a Montecitorio Francesco D' Uva, primo firmatario assieme al leghista Riccardo Molinari, del testo che prevede sforbiciate per i trattamenti da almeno 80 mila euro lordi l' anno, che si traducono, più o meno, in pensioni sopra 4 mila euro netti al mese. Il meccanismo di ricalcolo della quota retributiva, uno dei pallini del ministro per il Lavoro, Luigi Di Maio, servirà a recuperare risorse per portare a 780 euro le pensioni minime. Dal prossimo 1° gennaio gli assegni saranno ricalcolati con un taglio dato dal rapporto tra il coefficiente di trasformazione della riforma Dini e quello previsto dalla legge Fornero per le pensioni di vecchiaia. Per quelle precedenti al 2019, il trattamento cambierà a seconda che il trattamento sia antecedente o successivo alla riforma del 1996. Il provvedimento sarà incardinato a settembre per poi essere assorbito dal dl fiscale collegato alla legge di Bilancio, i cui contenuti continuano a essere confusi, anche perché il nodo sono le coperture. Di Maio confida di poter strappare all' Europa margini di flessibilità necessari per rilanciare gli investimenti. Ma mentre confida nel dialogo con i partner comunitari il leader pentastellato avanza anche l' intenzione di rivedere il vincolo sull' equilibrio di bilancio sancito dall' articolo 81 della Costituzione. «Una norma che in futuro andrà superata», ha detto il ministro facendo riecheggiare le frasi del leader leghista Matteo Salvini sui parametri Ue, «non sono la Bibbia» e smentendo quanto detto appena 24 ore prima dal premier Giuseppe Conte: «il vincolo c' è ed è lì per rimanere». Frasi che rischiano di allarmare i mercati sul posizionamento dell' Italia rispetto alla Ue. Intanto sulla manvora l' ultimo terreno di confronto è l' ipotesi di un taglio della detrazione Irpef da 80 euro voluta dal governo Renzi. Per il Mef è una delle misure allo studi per recuperare risorse, ma Di Maio e Salvini difendono il bonus. Allo stato attuale i segnali che arrivano sulle intenzioni del governo restano quindi contraddittori, spingendo il forzista Renato Brunetta, a imputare a tale caos la decisione del Fmi di rinviare a ottobre il proprio giudizio sulla recente missione in Italia. In questo contesto l' economista Lorenzo Codogno sull' European Economics Notbook avanza comunque tre scenari per i conti pubblici. Il più probabile che i gialloverdi cerchino una mediazione con la Ue, garantendo un aggiustamento dello 0,1% e trattando per la flessibilità. (riproduzione riservata)