Testata Italia Oggi
Titolo Sicurezza edifici, al via le domande per la fase due
Entro il prossimo 20 settembre, i comuni possono richiedere i contributi statali finalizzati a finanziare o cofinanziare interventi di messa in sicurezza degli edifici e del territorio. Sul piatto ci sono 300 milioni, il doppio di quanto distribuito in occasione del precedente riparto di febbraio. Ma i sindaci chiedono di correggere subito la norma che favorisce i comuni con i conti in rosso e non la qualità dei progetti. La misura è prevista dal comma 853 della legge 205/2017, che ha stanziato 150 milioni per il 2018, 300 milioni nel 2019 e 400 milioni nel 2020. Il primo giro di assegnazioni ha messo in evidenza una domanda nettamente superiore all' offerta: con oltre 4 mila comuni e circa 10 mila progetti candidati per più di 7 miliardi di euro di valore. Ma, prima ancora che un incremento della dotazione finanziaria, i sindaci chiedono di cambiare le regole per la divisione della torta, al fine di evitare una nuova beffa: lo scorso inverno, infatti, ad aggiudicarsi le risorse sono stati solo municipi con i conti in rosso. Ciò in virtù della previsione normativa citata che ha di fatto privilegiato le amministrazioni in disavanzo (si vedano ItaliaOggi del 17 e del 24 aprile 2018). Al momento, i criteri sono rimasti gli stessi del primo bando: «assurdi e dannosi» secondo Marco Bussone, presidente nazionale Uncem. «Vengono premiati i comuni con maggior deficit, dove dunque le amministrazioni hanno gestito nel peggior modo possibile la cosa pubblica. Dal primo bando erano rimasti esclusi dalla graduatoria tutti i comuni con un bilancio solido senza criticità e passivi. Uncem (al pari dell' Anpci, la prima associazione a essersi scagliata contro i meccanismi di riparto delle risorse, si veda ItaliaOggi del 27/4/2018, ndr) aveva chiesto al ministero di annullare tutta la procedura e ripensarla andando a scegliere i progetti nel merito. «È grave non essere stati ascoltati», ha proseguito Bussone. «I comuni si sentono ancora una volta presi in giro. Avevamo chiesto al ministero dell' interno di rivedere bando e criteri. Invece, dopo una prima volta, c' è una reiterazione. Ci sono le risorse, ma non si premiano i progetti che veramente servono. Anzi, si dà ai comuni una medaglia per aver sforato in passato i limiti e aver mal gestito i conti. Molti comuni ci hanno già comunicato che rinunceranno a partecipare». Ma i tempi sono strettissimi, dato che la scadenza per le richieste relative alla seconda tranche è al momento fissata al 20 settembre. E non a caso, il Viminale ha già avviato l' iter, approvando il modello di richiesta. Come chiarito sul sito della Direzione centrale per la finanza locale, ogni ente potrà candidare anche più interventi (purché previsti negli strumenti programmatori e non integralmente coperti da altri soggetti), ma con un tetto finanziabile di 5.225.000 euro. La certificazione dovrà viaggiare solo in via telematica, a pena di esclusione. La soluzione, secondo Uncem, è una sola: «non pubblicare il bando in Gazzetta Ufficiale e rivedere tutto il sistema». Ma eventuali correttivi richiedono un intervento normativo, che per i primi cittadini è essenziale almeno quanto quello per risolvere il pasticcio del bando periferie.