Testata L'Unione Sarda
Titolo Tornano le granite in spiaggia: il Comune perde
Olbia Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso della società cagliaritana Sea and Sun L' hanno spuntata in zona Cesarini, a stagione ormai quasi conclusa, i venditori di granite che erano stati banditi dalle spiagge del Comune di Olbia. Il Consiglio di Stato ha accolto integralmente il ricorso presentato dalla società cagliaritana Sea and Sun rappresentata dagli avvocati Eulo e Paolo Cotza che ottiene così la sospensiva del provvedimento con cui il Comune di Olbia vieta la vendita ambulante di prodotti alimentari. È stata quindi ribaltata l' ordinanza del Tar che aveva respinto la richiesta della società giudicando legittima la decisione del Comune. L' argomento principale dei giudici amministrativi per l' accoglimento dell' istanza cautelare è che non è in contestazione la sicurezza alimentare, il preconfezionamento e la conservazione dei prodotti oggetto di vendita e quindi dev' essere tutelata la libertà di iniziativa economica. Da oggi quindi spiagge libere per i venditori di granite ma del caso dovrà ancora occuparsi il Tar per il giudizio di merito. I legali che hanno seguito tutta la vicenda della guerra delle granite (che riguarda anche, in forme diverse, altri comuni galluresi) sono soddisfatti per il principio di tutela della libertà di impresa stabilito nell' ordinanza del Consiglio di Stato e annunciano una possibile richiesta di risarcimenti danni per la stagione quasi perduta. Il Comune aveva negato, il 7 giugno di quest' anno, il nulla osta alla Sea and Sun sulla base del regolamento municipale delle attività e del commercio itinerante, atti che sono stati entrambi impugnati. Il regolamento stabilisce il divieto di vendita di alimenti in forma itinerante per ragioni di carattere igienico-sanitario e in base al fatto che il Pul prevede appositi chioschi su ogni spiaggia. La società cagliaritana, che ha comunque investito anche su Olbia (dove ha acquisito un capannone) e il territorio della Gallura, ha sempre contestato il divieto interpretato come una forma di protezione degli imprenditori locali titolari dei chioschi. ( c.d.r. )