Testata Il Roma
Titolo «Ora il pomodoro campano è più tutelato»
LA NOVITÀ Etichetta di origine obbligatoria: per produttori e distributori uno strumento in più contro i "falsi" NAPOLI. Dopo il latte, la pasta e il riso l' etichetta di origine diventa obbligatoria anche per il pomodoro. Almeno fino a marzo 2020, quando dovrebbero entrare in vigore le nuove normative europee in materia che prevedono maglie più larghe rispetto a quelle stabilite dall' Italia. Una norma richiesta soprattutto dagli agricoltori e dagli industriali del comparto della Campania che considerano il provvedimento, pubblicato nei giorni scorsi sulla Gazzetta Ufficiale, un efficace freno all' arrivo nel nostro Paese di pomodoro prodotto fuori dall' Europa dove non vengono rispettati gli stessi standard di sicurezza alimentare e qualità dell' Italia. Un freno che non si arresta. Secondo Coldiretti, infatti, solo nei primi cinque mesi del 2018 sono sbarcati in Italia il 15% dei derivati di pomodoro straniero in più rispetto allo scorso anno proveniente soprattutto da Usa, Spagna e Cina. «L' etichettatura è una battaglia antica - commenta Pasquale D' Acunzi, imprenditore e componente di Anicav, l' associazione degli industriali delle conserve vegetali - fortemente voluta dagli operatori per difendere le produzioni da polemiche che mettevano in discussione la provenienza e la qualità dei prodotti, come le vicende sul pomodoro cinese. È solamente una leggenda in quanto - aggiunge D' Acunzi - il pomodoro va lavorato entro poche ore dal raccolto e pertanto dev' essere prodotto in loco. Pelato e polpa non possono dunque che essere integralmente italiani. Così il pomodoro coltivato all' estero non potrà più essere venduto come italiano visto che finora era previsto solo l' obbligo di indicare il luogo di confezionamento del prodotto. Con la nuova etichetta bisognerà distinguere gli effettivi luoghi di origine da quelli di lavorazione. Per i prodotti etichettati e già in commercio prima dell' entrata in vigore della nuova etichettatura dei derivati sarà comunque possibile venderli entro il termine di conservazione stabilito». Per gli imprenditori la nuova norma è anche il segnale che rafforza l' importanza della filiera, dal produttore fino al consumatore. «È la filiera che è maggiormente legata al territorio - sottolinea Francesco Pirolo, amministratore di Agrigenus, cooperativa agricola del Napoletano - È un provvedimento che fa maggiore chiarezza. Il nostro prodotto è già definito con il marchio Dop in quanto adotta lo specifico disciplinare per il San Marzano, più rigido di quelli previsti dagli enti ufficiali, dal seme fino alla raccolta e alla trasformazione. Pertanto è strettamente legato al territorio di origine, ma il provvedimento è la garanzia in più non solo per i consumatori, ma anche per quelle filiere che lavorano prodotti di qualità». Filiere, ricorda Fabio Grimaldi, contitolare dell' azienda "Cav. Grimaldi" di Sant' Egidio Monte Albino, «che vengono monitorate con verifiche ispettive anche nei campi e non solo sulle parti documentali secondo un percorso virtuoso di trasparenza a difesa della qualità. E questo anche grazie all' Ue che ha recepito le nostre istanze».