Testata Il Sole 24 Ore
Titolo Crisi, ipotesi contratti di rete per le Pmi
settori in difficoltà Allo studio il ripristino della Cigs e più tempo per la ricollocazione Il Governo riapre il dossier delle crisi aziendali, rimettendo mano agli strumenti normativi e agevolativi sul tappeto: dagli ammortizzatori alle agevolazioni per gli investimenti. Con una strategia in tre mosse, che poggia su una semplificazione procedurale, attraverso il ricorso ai «contratti di rete» per consentire anche alle Pmi di accedere alle agevolazioni delle aree di crisi industriale. Secondo: il ripristino per un periodo "ponte" della Cigs per cessazione di attività. Terzo: un allungamento dei tempi per chiedere l' attivazione della politica attiva, rispetto agli attuali 30 giorni. È questo il pacchetto di misure allo studio dei tecnici del ministero del Lavoro e dello Sviluppo economico che vedrà la luce dopo la pausa estiva, risorse permettendo. Oggi di aree di crisi cosiddette «complesse» (quelle dove c' è una grande azienda in crisi con il suo indotto o un intero settore che incide sul territorio) se ne contano 17 - da Piombino a Termini Imerese, da Taranto a Porto Torres, solo per citarne alcune - con una dotazione di fondi (tra nazionali e regionali) di quasi 700 milioni. Lo strumento però non funziona bene, sconta molte lentezze - servono 10 mesi in media per fare partire i progetti di investimento - e troppi vincoli. A partire da quelli che impediscono di fatto alle Pmi di partecipare ai progetti di reindustrializzazione: da qui l' idea di snellire le procedure e soprattutto di favorire la partecipazione delle piccole e medie imprese che potranno accedere alle agevolazioni, grazie al ricorso ai contratti di rete con i quali le Pmi possono fare la massa critica necessaria per raggiungere la soglia di investimenti minima prevista dalla legge (la 181/1989). Chi vuole accedere al mix di finanziamenti disponibili (a fondo perduto e a tasso quasi zero) deve raggiungere una soglia minima di investimento di 1,5 milioni. Soglia che in alcuni territori è difficile da raggiungere per le Pmi. Da qui l' ipotesi del Mise di inserire tra i soggetti beneficiari anche le imprese aggregate con un contratto di rete, con le agevolazioni che saranno riconosciute alle singole imprese della rete in base al peso specifico di ognuna nel contratto. Che comunque dovrà rispettare alcuni paletti: da una durata minima (almeno 5 anni) alla nomina obbligatoria di un organo comune di rete in grado di agire come rappresentante fino alle clausole obbligatorie che regolano entrata e uscita dei soci e la loro eventuale sostituzione. Allo studio ci sono anche premialità (maggiore intensità di aiuti o il riconoscimento di punteggi più alti nella valutazione) in base alla qualità dei programmi presentati dalla rete, come progetti di industria 4.0, programmi sostenibili o di impatto sociale, fino a quelli di grande rilievo economico. I tecnici del Mise suggeriscono infine anche la possibilità di immaginare call internazionali per attrarre progetti e investimenti anche esteri soprattutto nelle aree più promettenti e con maggiori infrastrutture (come i poli chimici o industriali dismessi) sfruttando anche la possibilità di accordi con l' agenzia delle Entrate per prevedere in anticipo il peso del Fisco. Il ministro Di Maio pensa di reintrodurre la Cigs per cessazione d' attività, cancellata con il Jobs act nel 2016. Si tratta di assicurare un sussidio ponte tra le 6 e le 12 mensilità in attesa del nuovo acquirente. Il nodo principale sono i costi: «Di Maio vuol mettere sulle spalle degli italiani 250 milioni di spesa strutturale in più all' anno, tanto costa ripristinare la Cigs per cessata attività per tutti», denuncia Marco Leonardi (Pd). © RIPRODUZIONE RISERVATA.