Testata Libero
Titolo Se è facile licenziare, l' impresa assume di più
Aziende piccole: boom di addetti UGO BERTONE Piccole, spesso piccolissime. Ma sono loro la grande risorsa del Bel Paese. A ricordarci il ruolo che le microimprese svolgono a sostegno dell' economia italiana è l' ultima ricerca dell' Ufficio studi dell' associazione di Artigiani e Piccole Imprese di Mestre da cui emerge che le imprese con meno di 20 addetti, un esercito di oltre 4 milioni di unità, danno lavoro a 8 milioni di operai ed impiegati, pari al 56,4% di tutti gli addetti del settore privato. Un dato impressionante, anche perché nessun altro Paese dell' Eurozona presenta una mappa del lavoro simile. In Germania, ad esempio, il peso occupazionale della piccola impresa scende 30,5%, la Francia si situa a metà strada al 34,7%. La media europea è comunque inferiore al 40% (39,9%). L' Italia, insomma, si conferma un Paese di piccole imprese, un dato da cui bisogna partire per valorizzare gli elementi possibili e rimuovere, per quanto possibile, gli handicap che spesso hanno condizionato lo sviluppo. Ecco, in particolare, quali. GLI OSTACOLI Alla base delle straordinarie ricadute sull' occupazione delle micro realtà produttive (più di un posto di lavoro su tre, compreso l' amministrazione statale ed il settore pubblico allargato) c' è senz' altro la maggior flessibilità del lavoro. Detta in altri termini, se le aziende possono licenziare, assumono di più. Un dato che distingue artigiani e piccole imprese dalle grandi aziende che, nonostante il recupero generale (a fine anno la platea degli occupati salirà a 23.174.000 unità, superando finalmente il punto massimo di 23.112.000 unità del 2008) presentano ancora numerosi punti di crisi: 144 tavoli aperti al ministero che coinvolgono 189.000 lavoratori. La flessibilità non impedisce che «i dipendenti siano considerati una risorsa e non, come spesso avviene nelle grandi imprese, un semplice numero». È il giudizio del coordinatore dell' ufficio studi dell' associazione mestrina, Paolo Zabeo: «Almeno il 70% dei piccolissimi imprenditori - nota - prima di mettersi alla guida della propria attività ha lavorato come dipendente. Un' esperienza determinante per la formazione e il know how di questi titolari d' azienda che, tra le altre cose, hanno da sempre un rapporto con le proprie maestranze fondato sulla stabilità, il rispetto e l' amicizia». Non solo occupazione. Le micro imprese rappresentano una fetta significativa dell' economia italiana in termini di giro d' affari e di valore aggiunto. Le aziende italiane con meno di 20 addetti hanno registrato nel 2015 (ultimo anno disponibile) oltre mille miliardi di fatturato generando un valore aggiunto di 286 miliardi di euro, ovvero il 9,9% del dato nazionale. Ce n' è abbastanza per sostenere, come fa il segretario generale Cgia Renato Mason, che «le nostre micro aziende rappresentano l' asse portante dell' economia del nostro Paese e assolvono anche un ruolo sociale importantissimo. Purtroppo, ce ne accorgiamo quasi sempre troppo tardi, ovvero quando non ci sono più». C' è spazio infatti anche per una notazione amara: «Le chiusure di tantissimi piccoli negozi e botteghe artigiane avvenute in questi ultimi anni, infatti, hanno reso i centri storici e, soprattutto, le periferie delle nostre città più insicure e meno vivibili». Sempre in termini di lavoro, l' Ufficio studi della Cgia ha stimato anche l' andamento degli occupati e dei disoccupati previsto nel secondo semestre di quest' anno. Stando alle previsioni formulate prima dell' estate dalla Commissione europea e da Prometeia, negli ultimi 6 mesi dell' anno dovremmo registrare, rispetto allo stesso periodo del 2017, 36 mila occupati in più (+0,2%) e 25 mila disoccupati in meno (-0,9%). riproduzione riservata.