Testata Corriere della Sera - Economia
Titolo Sarà famosa oppure è distratta? Ecco il tecno-identikit delle pmi
Il mercato dell' industria 4.0 vale 2,4 miliardi ed è cresciuto del 30%. Gli effetti benefici del piano nazionale Le piccole stanno recuperano il ritardo, ma secondo l' Osservatorio del PoliMi il processo è ben avviato L' innovazione avanza. Nel 2017 il mercato dell' industria 4.0 in Italia è cresciuto del 30% rispetto all' anno precedente e ha raggiunto tra i 2,3 e i 2,4 miliardi, tra soluzioni It, componenti tecnologiche abilitanti su asset produttivi tradizionali e servizi collegati. L' 84% è stato realizzato verso imprese italiane, il 26% in export di progettualità, prodotti e servizi. A ciò vanno aggiunti circa altri 400 milioni rivolti a progetti di innovazione digitale «tradizionali». Positivo l' impatto del Piano nazionale: su un campione di 236 imprese il 92% ne conosce le misure e la metà ha usufruito di forme di iper e super ammortamento per il rinnovo degli asset. Lo fotografano i dati dell' Osservatorio Industria 4.0 della School of management del Politecnico di Milano. Lo IoT, Internet of thing, si conferma la tecnologia più diffusa (1,4 miliardi di euro) seguono gli Industrial analytics (410 milioni) e il Cloud manufacturing (200 milioni). Si sviluppa in modo particolare (+50%) l' Advance Human Machine Interface che rispetto all' anno scorso raggiunge i 30 milioni di euro. Le Smart Technologies trovano applicazione praticamente in tutti i processi di un' azienda industriale e manifatturiera. Sopratutto in tre: Smart Lifecycle (che include il processo di sviluppo di un nuovo prodotto, la gestione del suo ciclo di vita e la gestione dei fornitori coinvolti in queste fasi); Smart Supply Chain (con la pianificazione dei flussi fisici e finanziari nel sistema logistico-produttivo allargato); Smart Factory (i processi che rappresentano il cuore della manifattura e quindi produzione, logistica interna ed esterna, manutenzione, qualità, sicurezza e rispetto delle norme). Nell' ultimo anno è migliorata significativamente l' alfabetizzazione aziendale: solo il 2,5% delle imprese dichiara di non conoscere il tema (2 anni fa era il 40%), il 15% è fase esplorativa e il 55% ha già implementato soluzioni 4.0. Il 30% delle aziende dichiara di sentirsi pronta ad affrontare i temi. Il 24% delle imprese conta di colmare il divario grazie a interventi di formazione utilizzando spesso il credito di imposta previsto dalla normativa, l' 11% acquisendo le competenze sul mercato. La metà ha già svolto una valutazione delle competenze da sviluppare considerando le diverse funzioni (e non solo la produzione) e tutti i ruoli (dagli operai ai manager fino all' imprenditore). Focalizzando l' attenzione sulle pmi, l' Osservatorio del Politecnico ha definito diversi profili con relativi suggerimenti, incrociando il livello attuale di trasformazione con il potenziale di cambiamento, considerando sia fattori hard (la risposta e disponibilità di capitali da investire) sia soft (il grado di istruzione medio del management per le aziende). Emergono così queste classificazioni: Spericolate e Inerti nei livelli più bassi, Distratte, Attive, Neo promosse in quelli intermedi, infine Saranno famose e Maestre dove il percorso è già ben implementato. Le Inerti dovrebbero partire da una intensa sensibilizzazione del vertice aziendale sul contenuto della trasformazione digitale e delineare una vision strategica da cui far scaturire la propria road map di trasformazione composta da progetti ben identificati messi a fuoco e condivisi. Per le Attive e Saranno famose sarebbe opportuno concentrarsi su competenze interne altamente specialistiche tecnologiche e organizzative. Le più lente avrebbero bisogno di soluzioni tecnologiche e organizzative modulari e facilmente integrabili. Interessante, sullo stato dell' arte delle pmi, il commento di Giovanni Miragliotta, direttore dell' Osservatorio Industria 4.0 del Politecnico di Milano: «La ricerca 2018 ha tracciato un identikit dell' approccio delle Pmi al tema. Ogni azienda manifatturiera può lavorare sull' innovazione dei processi e dei prodotti, appoggiandosi alle risorse del proprio ecosistema, o addirittura giocando un ruolo attivo, di supporto alle altre Pmi. Dal punto di vista delle applicazioni di Industria 4.0, le Pmi italiane sono significativamente più indietro delle grandi imprese, come è naturale. Tuttavia - precisa Miragliotta - sia nella meccanica e nella produzione per parti sia nella trasformazione per processo, «abbiamo analizzato casi di medie ed anche piccole imprese che hanno avviato importanti progetti di digitalizzazione della progettazione, della produzione e nella gestione dei fornitori.»