Testata Corriere della Sera - Economia
Titolo 780 Reddito di cittadinanza Se inciampa nella soglia può creare nuovi poveri
se lo spread si ferma intorno ai 270 punti base tiriamo un sospiro di sollievo. Gli investitori internazionali, se e quando possono, si liberano discretamente dei titoli italiani. Quelli italiani ci stanno pensando. I «viaggi della speranza», reali o figurati, dei nostri policy maker negli Stati Uniti, in Russia, in Cina tendono a rimanere tali. I rapporti con l' Europa corrono più che sul filo della diplomazia su quello del body building. Insomma, ce ne sarebbe di che guardare con leggera ansia e sottile preoccupazione le settimane che abbiamo davanti. In questo contesto sembrerebbe un esercizio vano quello di ragionare nel merito dei provvedimenti che potrebbero andare a costituire l' ossatura della prossima legge di bilancio. E' però bisogna sforzarsi di farlo non foss' altro perché il volume degli impegni mediatici dei nostri policy maker sembra impedire loro di farlo. E il tempo stringe. Il reddito di cittadinanza, ad esempio. Che il governo lo voglia è noto anche ai sassi. Come lo voglia un po' meno. Non ci si riferisce qui al tema delle risorse per le quali il piano è raffinato: attendersi che, come accadde al figliol prodigo, l' Unione Europea si prepari ad uccidere per noi il vitello grasso. No, alle risorse ci penseremo un' altra volta. Per il momento fermiamoci alla architettura stessa del provvedimento. Ad esempio, abbiamo preso tutti per buona l' idea che il reddito di cittadinanza (sarebbe più corretto parlare di reddito minimo) debba corrispondere a 780 euro al mese per il singolo individuo (disoccupato o inattivo) in condizioni economiche difficili. Ma perché mai 780 euro? La risposta è semplice: 780 euro mensili (o 9.360 euro all' anno) corrispondono alla soglia di povertà indicata dall' Unione europea. Ma - attenzione - quella di cui parla l' Unione europea è la cosiddetta «povertà relativa» e cioè la condizione in cui si trova chi ha un reddito inferiore al 60% del reddito «mediano» (e cioè 15.600 euro all' anno). Dove il reddito «mediano» non è altro che il reddito di quel cittadino che guadagna più del 50% dei cittadini meno abbienti e meno del 50% dei cittadini più benestanti. Ora, anche dimenticandoci - per semplicità - dell' inflazione, il reddito «mediano» non è scritto nelle tavole della legge: al contrario, quando l' economia tira e tutti ne traggono un beneficio il reddito mediano tende a crescere. Viceversa quando le cose vanno meno bene. Di conseguenza, se il reddito di cittadinanza viene fissato a 780 euro mensili non mancheranno, nelle fasi positive della congiuntura, deputati e senatori che avanzeranno interrogazioni (su Twitter), formuleranno interpellanze (su Facebook) intese a far si che ai destinatari del reddito di cittadinanza venga dato il «giusto» (e cioè il valore rivisto in aumento della soglia di povertà relativa). Viceversa, se le cose andassero male, a qualcuno potrebbe anche saltare in mente di proporre l' adeguamento (al ribasso, questa volta) del reddito di cittadinanza. Insomma, per come è stato immaginato, il reddito di cittadinanza potrebbe finire per creare i problemi che abbiamo già sperimentato con il bonus da 80 euro di cui il ministro dell' Economia ha detto: «per come è stato costruito, crea complicazioni infinite». Parole sante: le ferite provocate dalla restituzione degli 80 euro in poco meno di 2 milioni di italiani (di cui 400 mila «troppo poveri» per usufruirne!) sono ancora ben aperte e fanno del bonus da 80 euro un esempio luminoso di un sistema fiscale e di assistenza costruito in maniera estemporanea, disordinata e superficiale. Ovviamente, la soluzione c' è e sta nel prendere come soglia di povertà non già quella di povertà relativa, ma la soglia di povertà assoluta e cioè la spesa strettamente necessaria per acquisire un paniere di beni e servizi corrispondente ad uno standard di vita minimamente accettabile. Anche la soglia di povertà assoluta - regolarmente calcolata dall' Istat - cambia nel tempo ma molto lentamente e certamente non è soggetta all' andamento ciclico dell' economia. E, particolare cruciale, è differenziata per aree geografiche: è immediato capire (la tabella parla da sé) che il reddito di cittadinanza darà ai poveri settentrionali meno di quanto avranno bisogno per condurre una esistenza minimale (circa 47 euro al mese in meno) e viceversa nel Mezzogiorno (circa 160 euro al mese in più). Non ci vuole molto per capire che è sulla soglia di povertà assoluta che deve essere costruita una misura di contrasto alla povertà e non già sulla soglia di povertà relativa (e, per inciso, se lo si facesse si risparmierebbe non poco). Visto che in questo caso non è necessario andare oltre la pagina di Wikipedia, è troppo chiedere ai nostri policy maker di informarsi al riguardo? Ciò detto, abbiamo capito tutti che per arrivare al reddito di cittadinanza bisogna passare per una radicale riforma dei Centri per l' impiego (auguri!). Ma quand' anche li si riformasse, come si valuterebbe poi la eleggibilità dei singoli cittadini? Non è chiaro. Il che fa pensare che il reddito di cittadinanza potrebbe anche poggiare sulle procedure già messe in campo per il «Reddito di inclusione» oggi in vigore. Bene, direte voi, non si deve necessariamente innovare. Malissimo, direi io perché forse vi è sfuggito che per erogare il Reddito di inclusione oggi si procede ad una «valutazione multidimensionale del bisogno», incrociando ben sei indicatori della condizione socio-economica del nucleo familiare. Si prevedono «progetti personalizzati di reintroduzione sociale e lavorativa». Si dispone che la valutazione della condizione di indigenza sia condotta da una «équipe multidisciplinare, composta da un operatore sociale identificato dal servizio sociale competente e da altri operatori, sempre afferenti alla rete dei servizi territoriali, a loro volta identificati dal servizio sociale a seconda dei bisogni del nucleo più rilevanti, emersi a seguito dell' analisi preliminare» (non sto scherzando, sto solo leggendo la circolare Inps numero 172 del 22 novembre 2017!). Nascerà - temo - una vera e propria burocrazia del bisogno (e di conseguenza il bisogno non accennerà a diminuire). Ma forse è proprio questo il diabolico disegno: fare del bisogno il business trainante del domani. Geniale!