Testata Corriere delle Alpi
Titolo Addio agli ambulatori potenziati: «Ci tagliano i servizi migliori»
preoccupati i medici di famiglia BELLUNO«La cosa assurda è dover chiudere un servizio che funziona. Si tratterebbe dell' ennesimo servizio che lascia la montagna». I medici di famiglia temono il nuovo Piano socio sanitario veneto per il taglio alle medicine di gruppo integrate e per il ritorno alle medicine di gruppo semplici. Questo passaggio porterà a una presenza dei camici bianchi in ambulatorio per 7 ore al giorno anziché per 12, all' impossibilità di eseguire alcuni esami (dalla spirometria al diabete fino al controllo dei pazienti affetti da problemi cardio-respiratori). Insomma, significherebbe l' addio a un sistema che in provincia di Belluno sta dando degli ottimi risultati.«Lo dicono i numeri che arrivano dal Pronto soccorso», precisa Giuseppe Barillà, coordinatore della medicina di gruppo integrata di Longarone-Zoldo. «Nel 2017, grazie a questo servizio, l' accesso al Pronto soccorso di Belluno dei residenti tra Longarone e Val di Zoldo è diminuita dell' 80%. Un dato importantissimo che ne attesta il successo. Toglierla», prosegue il medico, «significherebbe rimettere in difficoltà i cittadini».La trasformazione da medicina di gruppo integrata a medicina di gruppo semplice è dovuta alla carenza di risorse in capo alla Regione. «Il problema è economico», prosegue Barillà. «Negli ultimi anni sono i soldi la priorità, rispetto alla garanzia dei servizi ai cittadini. Si tagliano presìdi importanti in un territorio come quello montano».Con le medicine di gruppo integrate, che scadranno nel 2020 nel Bellunese, i costi del personale e dell' affitto dei locali ambulatoriali sono in capo alla Regione. «Nella nostra struttura, questi costi si aggirano sui 150 mila euro l' anno tra spese di locazione e personale (infermiere e segretarie). Se si passerà alle medicine di gruppo semplici questi costi dovranno essere sostenuti dai medici stessi, una cosa impensabile», dice Barillà che poi insiste: «Negli ultimi anni, la politica regionale dei tagli orizzontali senza alcuna considerazione della diversità montana e dei maggiori costi che ne derivano, abbiamo perso come Usl il 50% del potere di cura. Abbiamo perso la Neurochirurgia, molti esami di Neurologia vengono eseguiti a Treviso e così pure per Radioterapia. Non esiste più la scuola ospedaliera, né quella per i medici di medicina generale. Molti medici se ne stanno andando dai nostri ospedali perché non ci sono più le condizioni per una crescita professionale. Serve un' inversione di tendenza». --P.D.A.