Testata Affari & Finanza
Titolo "Per le imprese sane rischi limitati: le banche fanno la fila per finanziarle"
[ L' INTERVISTA] GIOVANNI TAMBURI, BANCHIERE E INVESTITORE, DICE DI NON CONDIVIDERE GLI ALLARMI: "LA BCE E IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA CI AIUTERANNO A NON SCHIANTARCI". E SOSTIENE CHE ALCUNE AZIENDE AVEVANO CORSO TROPPO: "UN RALLENTAMENTO È QUASI SALUTARE" Milano «D a mesi sono tra i pochi che non condividono gli allarmismi sull' Italia. Questi ultimi tempi mi stanno dando ragione: il nostro è un Paese stabile, l' Italia è una cosa diversa dal Brasile, che una volta sorprende per quanto va su e un' altra per quanto va giù. E per lo spread, se i nostri amici al governo non si incaponiscono con i proclami, vedo ancora miglioramenti possibili». Gianni Tamburi è un imprenditore- finanziere: con la sua Tip, società di partecipazioni in società di medie dimensioni, per necessità di business prima ancora che per consuetudine decennale, ha un occhio attento al mondo della politica. Che, in questo momento, sta fortemente condizionando i grafici della finanza. Da maggio in poi lo spread è salito sull' ottovolante. Di recente sono ripartite le offerte di obbligazioni societarie ma per lungo tempo nessuno ha avuto il coraggio di affacciarsi sul mercato. E anche le nuove quotazioni languono: perché è così tranquillo? «Io parto da una considerazione: c' è la Bce, c' è il baluardo del presidente della Repubblica, ci sono le regole. Sono tutti fattori che mi facevano pensare che una via d' uscita ci sarebbe stata, senza schiantarsi». Insomma, tutto sommato non teme le derive populiste del governo in carica? «Dico piuttosto che i giallo-verdi non riusciranno a fare tanto male perché verranno imbrigliati, in una maniera o in un' altra. Le regole dei ministeri, le autorità, i vincoli esterni bloccherano le cose che sono fuori dalla logica. Del resto, loro stessi stanno facendo marcia indietro su una serie di cose, segno che il buonsenso alla fine prevale sul populismo». Basterà per stendere una rete stabile contro nuove fiammate dello spread? «Credo che ci siano gli anticorpi nel corpo sociale e nelle istituzioni. Sempre che non si avverino gli scenari peggiori». A cosa pensa? «Ad esempio se dovessero davvero prendere corpo le voci secondo cui Matteo Salvini vuole andare alle elezioni in Italia prima o insieme alle europee, allora la musica potrebbe cambiare e ben in peggio. Un' altra cosa: il ministro dell' Economia Giovanni Tria gode di grande considerazione e fiducia sui mercati. È una bella garanzia per il Paese e un suo eventuale passo indietro sarebbe preso molto male». Non sempre è bastato, anche alle banche d' affari. «Purtroppo viviamo sempre più in un mondo di social, molto binario e molto isterico. E anche le banche d' affari sono galleggiatori, a volte isteriche e molto opportuniste: è difficile impostare una strategia di lungo termine su queste basi». Ma in questo contesto come si muoveranno le aziende? L' Italia rallenta e non è la sola in Europa. «Le imprese, almeno quelle sane, vengono da tre-quattro anni di boom, in cui hanno lavorato a pieni giri e anche oltre, con ordini e fatturati in grossa crescita, e fino a tre turni al giorno per far fronte alla domanda. In questo contesto è persino salutare un po' di rallentamento, perché dà modo di consolidare la crescita, cercare con calma il personale specializzato, completare i nuovi impianti... Negli ultimi tempi alcune società sono andate un po' fuorigiri». Però in questo modo rischia di interrompersi il percorso virtuoso della crescita. «Tutto sommato vedo rischi limitati. Le imprese, ripeto quelle sane, hanno la fila delle banche per ricevere finanziamenti, a tassi ancora straordinariamente bassi. E anche le porte dei mercati, a cominciare dalle emissioni di obbligazioni societarie, in realtà non sono chiuse. Non credo che si interromperà nemmeno il meccanismo di apertura del capitale agli investitori: il successo dell' Aim, il circuito delle piccole e medie imprese, è lì a dimostrarlo. Così come è un grande percorso virtuoso quello delle società iscritte al progetto Elite, sempre promosso dalla Borsa. Ormai molte imprese sono arrivate alla terza o quarta generazione: l' apertura del capitale è una strada quasi obbligata». Continueremo quindi a vedere un flusso di quotazioni? «Quello che si proporrà sarà un problema di prezzi, per andare in Borsa. Sotto certi livelli, chi non ha fretta sceglie di aspettare. Certo, c' è una parte di aziende che stenta: i supermercati vendono meno, non c' è dubbio, e tutta l' Europa sta rallentando. La Francia ha avuto problemi importanti con l' ondata di scioperi, la Germania pure, la Spagna non ne parliamo, la Gran Bretagna è alle prese con le incertezze della Brexit. Tutto questo non aiuta certo l' Italia». Chi se la passa peggio? «Le aziende che crescono poco, che sono poco orientate all' export, quelle che non hanno utilizzato il periodo passato per ricapitalizzarsi, per cambiare il management, insomma per arrivare a questo punto in posizione di forza». E Eataly, in cui Tip ha una partecipazione, cosa farà? «Il progetto resta la quotazione nel 2019. Poi certo dipende da cosa succede ». © RIPRODUZIONE RISERVATA Il primo grafico mostra l' effetto spread sui titoli delle banche, il secondo la percezione del rischio Italexit, misurato sulla base dei prezzi di diversi tipi di Cds. La fonte è un' analisi elaborata da Mediobanca Securities Giovanni Tamburi Fondatore della Tamburi Investment Partners (Tip), ha quote azionarie in diverse società quotate e non.