Testata La Stampa
Titolo "Sbagliato pensare che parlare d' ambiente non porti consensi"
CARLO PETRINI Il fondatore di Slow Food: "I nostri politici senza visione Ma occuparsi di clima e cibo bio non è una questione da radical chic" Carlo Petrini, lei non è soltanto il fondatore di Slow Food, ma uno che ha sempre fatto politica ambientalista. Secondo lei perché in Baviera i Verdi fanno il botto e da noi sono scomparsi? «La storia dei Verdi nordeuropei è molto diversa da quella dei nostri. Hanno sempre avuto organizzazioni più capillari e modalità d' intervento più strategiche. Eppoi, lì in Baviera, avete visto questi due leader ambientalisti che belle facce giovani, sorridenti? Sono due leader estranei alla vecchia politica, e non lo dico in senso spregiativo, ma proprio generazionale. Sono nuovi, hanno appeal». Sì, ma perché da noi i Verdi sono desertificati? «Ma ci rendiamo conto che la legge contro il consumo del suolo langue in Parlamento dal 2011? Sette anni! Una trascuratezza da irresponsabili in qualsiasi Paese, figuriamoci nel nostro che convive con rischi idrogeologici quotidiani, e strettamente collegati ai cambiamenti climatici. Non sono questioni per raffinati ecologi, ma temi che dovrebbero essere al centro della politica di qualsiasi partito». Forse a noi italiani interessano di meno. Ci siamo dati altre emergenze. La povertà, l' immigrazione. «C' è soprattutto l' incapacità di vedere le connessioni fra fenomeni apparentemente scollegati. In questo momento sto andando alla Fao perché per la prima volta da vent' anni ricominciano ad aumentare i fenomeni di malnutrizione e di morte per fame. Adesso in Inghilterra si coltiva la vite e in Sicilia si coltivano le banane, così è, ma intanto, per lo stesso fenomeno, ampie aree dell' Africa sono piagate dalla siccità totale. Ci sono allevatori e pastori del Kenya che per la siccità hanno perso i loro greggi. Allora noi possiamo anche trovare i soldi per ricomprargli le pecore, ma poi quelle muoiono di nuovo, e le popolazioni prese per fame emigrano. Se non lo sai, se non ti occupi di ambiente e di clima, nemmeno puoi fare una politica seria di contenimento dell' immigrazione». Forse abbiamo partiti molto bravi nella tattica e meno nella strategia. Insomma, guardano al domani e non al dopodomani. «Esatto. Una totale carenza di tipo metodologico. Abbiamo soltanto partiti chiusi in sé stessi, per niente dinamici, un ceto politico che si rinnova ma rimane tradizionale. E carenze culturali perché il dialogo in politica è scomparso. Se due persone dialogano, è difficile che una delle due muti completamente opinione, ma il dialogo gli insinua dei dubbi che modificheranno il suo modo di pensare. Invece qui siamo a una guerra fra bande di partigiani, ognuna delle quali persuasa di essere titolare della verità, e allora non rimangono che la trincea e l' insulto. Da parte di tutti, eh? E forse credono che parlare di ambiente non porti consenso. Come si vede dalla Baviera, è un grave errore». Però la sensazione è che dell' ambientalismo non sia morta solo l' offerta, ma anche la domanda: cioè, non importa nemmeno agli elettori. La nostra coscienza ambientalista trova massimo compimento nel reparto del biologico al supermercato. «Attenzione, il biologico è politica con la p maiuscola, ha a che vedere con la cura del territorio, con la genuinità del cibo, con la salute pubblica, con le economie locali. Se non è politica questa, ditemelo voi qual è. È trattata come una visione da vivandieri di sinistra, da passaggio culturale dalla rivoluzione al macrobiotico, da vezzo culinario da radical chic. Sono convinzioni dure a morire e incapaci di vedere la politicità di molti comportamenti diffusi tra i cittadini. Poi sono d' accordo, forse noi italiani dell' ambiente ci interessiamo meno di quanto dovremmo, più occasionalmente che regolarmente, abbiamo comportamenti privati sbagliati, sporchiamo le città, ma sarebbe sciocco sostenere che c' è un disinteresse totale». Fra l' altro i Cinque stelle, è innegabile, hanno messo l' ambientalismo ad altezze molto nobili del loro programma. Anche se, fra no Tav, no Tap, no questo, no quello, finiscono con l' ostacolare più che col favorire una politica dell' ecologia. «Sì, quando prendono pieghe troppo irriducibili diventano controproducenti, però devo dire che su alcune posizioni interessanti sono arrivati in tempi non sospetti. Penso all' acqua pubblica, e anche alle grandi opere per le quali hanno avuto il merito di aggiungere una voce critica alle numerose voci favorevoli. Noi in Italia abbiamo il viziaccio di avviare le opere e dopo discuterne, e finiamo col batterci nei modi partigiani e irrimediabili di cui parlavo prima. Invece sarebbe giusto discuterne prima per trovare punti d' equilibrio». Insomma, continua a pensare che ci sarebbe spazio per un partito ambientalista? «Decisamente sì. E sarà bello capire da dove arrivano i voti ai Verdi bavaresi. Un po' dai socialdemocratici, ma ho il sospetto che parecchi siano voti nuovi, dei giovani. Ci pensino su, qui in Italia». BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.