Testata MF
Titolo Pwc Italia, sono i giovani a immaginare un mondo green
Scenari Secondo la ricerca «La sostenibilità cattura Millennials e GenZ» elaborata dalla società, i nati tra gli anni 1995 e 2010 sono disposti a pagare un sovrapprezzo dal 5 al 10% per assicurarsi un prodotto di abbigliamento o accessori a basso impatto ambientale e sociale. «Questo interesse delle nuove generazioni è una grande opportunità per un marchio o un' azienda di moda», ha spiegato a MFF Erika Andreetta, partner advisory e retail & consumer consulting leader della realtà. Alice Merli Il futuro della moda può davvero essere sostenibile. Già da diversi anni sia i grandi player del comparto sia i marchi più piccoli si stanno impegnando per una produzione meno inquinante nei confronti dell' ambiente. Oggi potranno avere ancora di più il via libera nel comunicare, a un pubblico che si dichiara aperto a questa tematica, l' importanza della tracciabilità dei capi o del riciclo dei tessuti e in generale la politica di riduzione degli sprechi di acqua, energia e delle emissioni di CO2. L' indicatore di questa traiettoria rosa arriva direttamente dal rapporto «La sostenibilità cattura Millennials e GenZ». La ricerca, frutto dei risultati del 3° Osservatorio PwC sulla sostenibilità, è elaborata da Pwc Italia, società attiva nei servizi di revisione, consulenza strategica, legale e fiscale alle imprese, che ha analizzato gli stili e i comportamenti di acquisto dei Millennials, nati tra il 1980 e il 1994 e della Generazione Z, che identifica i nati tra il 1995 e il 2010. Il report è stato elaborato nel mese di settembre su un campione rappresentativo di 2.424 intervistati per essere messo a confronto con l' analogo studio dell' anno precedente. Mano ai numeri, il 39% della Generation Z è disponibile a pagare un sovrapprezzo nello shopping di abbigliamento a basso impatto ambientale e sociale. Nel dettaglio, il 22% degli intervistati potrebbe pagare un 5% in più (erano il 17%), mentre il 17%, in salita di sette punti percentuali, arriverebbe al +10%. In aumento anche gli indicatori per la categoria accessori, dove il 21% pagherebbe un 5% in più, in salita di 4 punti percentuali, e il 15% è disponibile a un +10% (contro il 9% emerso dallo scorso report). Il valore del green nell' industria del fashion risulta più importante per l' ultima generazione rispetto a quella dei Millennials, che presentano dati semi-positivi. Solo uno su quattro infatti è disposto a pagare un prodotto più del 10%. Se parliamo di abbigliamento, rispetto a un precedente 18, il 13% di questi pagherebbe un sovrapprezzo del 5 e il 12% uno del 10%. Per gli accessori, il 12% e non più il 17% come nei 12 mesi scorsi, è disponibile a pagare un 5% in più, mentre il 10% è disponibile a pagare un 10% in più, contro l' 11%. «Questo interesse dei giovanissimi è una grande opportunità per un marchio o un' azienda di moda. Il 63% totale di questi giovani cerca prodotti di qualità nell' abbigliamento e il 60% negli accessori; il 39% quando sceglie apparel si fa influenzare dagli amici, quota che sale di un punto percentuale negli accessori, mentre il 37% è d' accordo o in pieno accordo quando fa shopping eco di abiti o accessori», ha sottolineato a MFF Erika Andreetta, partner di PwC advisory e retail & consumer consulting leader. Per la precisione una fetta del 15% dei Millennials e una del 24% di Generation Z si dichiara né d' accordo né in disaccordo nei confronti di un marchio green. Ciò significa che quattro giovani su dieci sono un potenziale target di iniziative ad hoc da parte delle aziende che ancora non hanno incominciato a comunicare questo asset sempre più strategico. In un certo senso, il futuro green del comparto, che è in mano a una fascia di consumatori che vanno pazzi per lo smartphone, usato da oltre la metà di loro, potranno decretare il successo o il fallimento di un marchio, un retailer o un social media. «I ragazzi ricercano le informazioni non solo sull' etichetta, ma credono moltissimo in ciò che l' azienda stessa comunica sul proprio website», ha proseguito la manager. Nonostante i dati dimostrino che entrambe la fasce di età hanno le idee chiare sulla trasparenza della filiera produttiva delle griffe in generale, dovrebbero comunque essere migliorate non solo le informazioni su etichetta e social, ma le campagne pubblicitarie, gli eventi in-store, fino al sito web e all' endorsement da parte di celebrità. «Non va inoltre dimenticato che per i giovanissimi il negozio fisico non è destinato a scomparire a vantaggio dell' e-commerce. Una tendenza che non deve essere sottovalutata nelle strategie di un' impresa», ha concluso Andreetta. E sono molti altri gli indicatori positivi per gli ultimi nati: il 28% della Generation Z ha raccolto le informazioni sul sito del brand, rispetto al 16% di dodici mesi prima. Il 20% punta sui social media (contro il precedente 15%), il 19% sul passaparola (era l' 8%), il 16% su altri siti web (contro l' 11%). Sono inoltre interessati ai consigli degli addetti alla vendita in negozio, della pubblicità, oltre che di parenti e amici. Tra i Millennials il 16% sceglie la piattaforma del marchio, il 12% i social media, l' 11% il negozio e un ulteriore 11% il passaparola. A proposito di social network, un altro dato interessante emerso dalla ricerca si riferisce alla dinamicità della Generation Z, disposta per il 34% a utilizzarli per scoprire nuovi marchi e prodotti, superando così il 20% dei Millennials. Si registra infatti una crescita dall' 1 al 3% per tutti gli indicatori dei giovanissimi, che li utilizzano al 19% per visualizzare la pubblicità, al 16% per ricevere recensioni e commenti, fino al raddoppio al 16% che acquista direttamente prodotti sui canali. Quest' ultima attività ha segnato un aumento anche per i Millennials, passati dal 7 all' 11%, assieme alla loro visione dei testimonial dei marchi, passata all' 8 dal 6% dello scorso anno. Ora toccherà ai player della moda giocarsi tutte le carte per tenere aperta la strada della sostenibilità alla GenZ e conquistarsi una nuova fetta di Millennials. (riproduzione riservata)