Testata MF
Titolo Un rating etico per le imprese
Analisi In un mondo sempre più competitivo investitori istituzionali e consumatori tengono conto del rispetto di ambiente e lavoro. Per valutazioni uniformi sono nate società come Standard Ethics, il cui giudizio è servito per garantire una linea di credito ad A2A. La moda deve recuperare terreno. Alessandro Carollo Se c' è un settore che può dare davvero molto alla sostenibilità è quello della moda. Pochi altri ambiti industriali sommano alla capacità di rispondere alle richieste delle persone a una visione globale del loro business. A questo punto si tratta solo di colmare il divario che il settore ha maturato rispetto ad altri in fatto di sostenibilità. Ci sono casi come quello bancario e quello assicurativo che hanno dovuto fare molti passi avanti spinti dall' opinione pubblica e dalla normativa. Per questo sono nate vere e proprie agenzie di valutazione etica e sostenibile, come. Standard ethics, con base a Londra. La sua mission è fornire il quadro più ampio di rating pubblici e comparabili oggi disponibile sul mercato, incluse le grandi quotate del segmento fashion. I suoi rating misurano la conformità alle indicazioni sulla sostenibilità espresse dall' Unione europea, dall' Ocse e dalle Nazioni unite. Hanno nove gradazioni (da «EEE» a «F»), dove da un certo livello in su si ottiene un «full investment grade». Quindi la piena investibilità per ogni portafoglio sostenibile Sri (Socially responsible investment). Per raggiungere la massima accuratezza, l' agenzia londinese ha abbandonato le analisi basate su indicatori (c.d. Kpi) per utilizzare un algoritmo proprietario, il primo del genere. Mentre, per offrire la massima trasparenza, non effettua consulenza a investitori istituzionali o imprese. Standard Ethics ritiene infatti che i giudizi sul grado di sostenibilità delle quotate dovrebbero essere forniti da enti terzi, come le agenzie di rating, per garantire le imprese stesse e il mercato. Il modello adottato dall' agenzia britannica poggia sull' assunto che i giudizi emessi da chi effettua consulenza, o da banche o da case di asset management, potrebbero essere in conflitto d' interesse qualora trattassero titoli nei loro portafogli. Il processo di emissione dello Standard Ethics rating è un analyst-driven process in cui gli analisti dell' agenzia aprono un dialogo costruttivo con le imprese richiedenti il rating, non vengono usati questionari. L' obiettivo è produrre documenti di sintesi, propedeutici al rating, che possano servire alle imprese per migliorare le strategie e siano utili a gestire le richieste degli investitori istituzionali. Ecco perché a giudizio di SE, avere un rating adeguato non significa solo un «investment grade» positivo per investitori che seguono principi Esg (Environmental, social e governance), ma migliorerebbe la conoscenza e la consapevolezza delle indicazioni volontarie internazionali forse destinate a diventare futuri vincoli legislativi per i paesi Ocse. I nuovi regolamenti della Commissione europea del 2018 sull' argomento vanno esattamente in questa direzione: esaltano comparabilità, terzietà e pubblicità dei giudizi Esg, spingono verso la separazione tra consulenza, gestione portafogli e valutazione, richiedono metodologie standard che potrebbero avere ricadute legislative. Da notare, che l' agenzia londinese è stata presa ad esempio nel documento finale del High-level expert group on sustainable finance, il gruppo di esperti della Commissione europea sulla finanza sostenibile. Infine, Standard Ethics emette anche rating per emissioni obbligazionarie (come i Green bond). Alcune settimane fa il suo rating è stato utilizzato tra le garanzie di una linea di credito da 400 milioni erogata a una delle prime multi-utility europee, la milanese A2A, da Bbva, Crédit Agricole, Banca Imi, Intesa Sanpaolo, Mediobanca e UniCredit. Ad esempio, l' impegno sul fronte dei diritti umani che può essere perseguito accogliendo nel proprio codice etico la Dichiarazione Onu del 1948, oppure il caso della sopra citata parità di genere che potrebbe essere applicata adottando delle regole nella selezione degli organi dirigenti, o ancora, la gestione del proprio impatto ambientale che potrebbe essere dichiaratamente vincolata al rispetto degli accordi di Parigi sul clima. Sul piano operativo, i temi di sostenibilità che le grandi strategie internazionali pongono alle aziende del settore sono numerosi, riguardano ad esempio: la manifattura e la filiera (diritti e sicurezza); le energie rinnovabili; le tecniche di produzione «pulite»; l' uso di materiali adeguati anche nell' ottica dell' economia circolare; le questioni legate ai diritti e al copyright; la disclosure dei rischi e dei sistemi di risk management. Perfino gli aspetti riguardanti gli organi apicali sono d' interesse: pur valorizzando la continuità creativa di cui il fashion si nutre, nulla vieta di modernizzare la managerialità con risorse esterne e mitigare i rischi derivanti da un eccessivo peso dei soci di controllo puntando su consigli di amministrazione più indipendenti e aperti alle novità (come auspicato da Ue ed Ocse). Ormai le capacità di analisi in mano gli investitori istituzionali e alle agenzie di rating sono sufficienti per svelare al mercato quale reale sforzo extra-finanziario e responsabile sta attuando una società quotata o non quotata. (riproduzione riservata)