Testata Italia Oggi
Titolo Così si salta il numero chiuso
Tra sotterfugi e sentenze si spunta l' arma delle università per filtrare gli accessi Salvini: aboliamolo almeno a Medicina e Ingegneria La penuria di medici e in generale lo scarso numero di laureati rispetto al resto d' Europa hanno innescato il dibattito sull' utilità del numero chiuso nelle università. La sua abolizione andrebbe a detrimento della preparazione dei frequentanti poiché gli atenei faticherebbero a mettere a disposizione di un numero maggiore di studenti idonee attrezzature? Oppure i giovani hanno comunque diritto a cimentarsi nello studio senza queste barriere? Se ne discute ma intanto, come spesso accade, mentre la politica arranca è la magistratura a dare la linea e con alcune sentenze ha minato il numero chiuso. È un inizio. Ma non è un caso che il ministro dell' Istruzione, Marco Bussetti, si sia espresso per allargare le maglie degli ingressi, e il vice presidente del consiglio, Matteo Salvini, si sia pronunciato per l' abolizione, almeno a Medicina e Ingegneria: «C' è bisogno di ossigeno. Abbiamo necessità di medici e di ingegneri». In realtà c' è una via all' italiana per entrare all' università a numero chiuso. Poiché quest' ultimo vale solo per il primo anno è sufficiente iscriversi a un' altra facoltà dove non vi siano ostacoli all' accesso, poi chiedere il trasferimento il successivo anno accademico. Scoperto il marchingegno, lo stanno attuando in tanti. È il tribunale amministrativo di Catania, affrontando il problema in due distinte occasioni, ad avere sentenziato che è possibile, dando ragione al ricorso di studenti di Scienze biologiche e di Medicina veterinaria che volevano iscriversi a Medicina. L' università aveva rifiutato le richieste, o meglio aveva intimato agli studenti di sottoporsi al test d' ammissione per superare il numero chiuso, ma è stata costretta a rimangiarsi la decisione. Infatti i magistrati hanno sostenuto che «l' imposizione del test di ammissione anche a un soggetto che, pur provenendo da un corso di laurea diverso (ma affine) può però già vantare un suo percorso formativo pregresso, tale da rientrare in una parte anche significativa del percorso di studi al quale intende poi accedere, si rivela del tutto illogica ed eccessiva rispetto al fine previsto dalla legge». Il tribunale ha lasciato un pertugio aperto agli atenei ma sembra piuttosto ridotto lo spazio di manovra dei rettori. Infatti la sentenza aggiunge che è compito dell' università «valutare l' affinità tra il corso di laurea di provenienza e quello di destinazione, affinità necessaria per l' ammissione in mancanza di test di ingresso». Ma specifica che i regolamenti didattici debbono assicurare «il riconoscimento del maggior numero possibile dei crediti già maturati dallo studente, secondo criteri e modalità previsti dal regolamento. Il mancato riconoscimento di crediti deve essere adeguatamente motivato». Insomma, un conto è un iscritto a Lettere che tenta, senza filtro, il balzo a Medicina, un altro è un iscritto a una facoltà di Scienze in qualche modo legata alla salute. Oppure chi si è iscritto al primo anno di Medicina in un' università, poniamo dell' Est Europa, dove non ci sono ostacoli, e chiede di frequentare il secondo anno in un' università italiana ne ha pienamente diritto poiché l' ateneo non può sostenere che non c' è affinità di studio. Dice Antonio Felice Uricchio, rettore dell' università di Bari (45.000 iscritti) che ha lanciato la campagna «Stop al numero chiuso»: «Dobbiamo intervenire per fermare l' emorragia degli iscritti. Di fronte ai test da superare in Italia molti nostri studenti fuggono in Europa e segnatamente nell' Est Europa. In tutti gli atenei della Puglia, negli ultimi dieci anni, il numero degli immatricolati è sceso del 27%». Fin qui il numero chiuso che può, a volte, come abbiamo visto, essere aggirato. Ma vi sono pure le sentenze che hanno incominciato a scardinare l' organizzazione universitaria basata sul numero chiuso, previsto attualmente per 2.077 corsi. Le università saranno forse costrette a fare dietro front. L' ultima sentenza è arrivata dal tribunale amministrativo del Lazio che ha stabilito l' illegittimità del numero chiuso nel corso di laurea magistrale in Psicologia dell' università dell' Aquila accogliendo il ricorso presentato dall' Unione degli universitari (Udu) che commenta in un comunicato: «La sentenza ristabilisce i diritti degli studenti in materia di accesso allo studio. Non è possibile per le università inserire dei numeri chiusi motivando la scelta in base al rapporto docenti/studenti. Il ricorso, insieme agli altri simili promossi nel territorio nazionale, hanno portato a sentenze che segnano con crepe profonde il muro del numero chiuso». Cosa hanno deciso i giudici amministrativi? Che «Il sistema dell' accreditamento impone alle università di massimizzare ogni sforzo organizzativo per adeguare le proprie strutture alla domanda di formazione proveniente dalla società». Quindi gli atenei «non possono azionare arbitrariamente la leva della domanda, ponendo dei limiti all' accesso all' istruzione universitaria in ragione dell' inadeguatezza delle proprie strutture». Un' altra sentenza arriva da Torino. Anche in questo caso si tratta di Psicologia. I magistrati hanno rilevato che l' università «non può mettere un filtro all' ingresso a proprio piacimento». All' iscrizione si erano presentati in 1.700, solo 410 avrebbero potuto entrare. Commenta Michele Bonetti, l' avvocato che ha ottenuto la cancellazione del provvedimento: «È una decisione rivoluzionaria, non basta il sovraffollamento per decidere il numero chiuso, la sentenza avrà un effetto a cascata. Faremo una valanga di ricorsi e siamo pronti a fare un esposto alla Corte dei Conti per danno erariale». Da Torino alla Statale di Milano, bloccata dal Tar del Lazio, competente in quanto il ricorso riguardava pure i regolamenti emanati dal ministero dell' Istruzione. Sei facoltà umanistiche (comprese Lettere, Filosofia, Storia) sono state dichiarate a libero accesso. La Statale si è adeguata e per queste facoltà ha tolto il numero chiuso, tutti quindi ora possono iscriversi. © Riproduzione riservata.