Testata Libero
Titolo Le aziende continuano a scappare
In barba alla norma anti delocalizzazioni Il decreto dignità non ferma le chiusure degli impianti. Dopo la Bekaert sbaracca pure la danese Nilfisk, lasciando a piedi 100 lavoratori nel Lodigiano. Le imprese hanno capito che Di Maio alla fine paga la cassa integrazione a tutti Cambia l'origine della multinazionale, il numero dei licenziamenti e le modalità di spostamento della produzione dall'Italia a un altro Paese, ma il risultato resta lo stesso. Nonostanteildecretoantidelocalizzazione, la norma fortemente voluta dal ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio per fermare la fuga delleaziende straniere dal territorio nazionale, lafuga non si è placata. Anzi si scappa che è una bellezza. Il primo caso, quello che ha acceso il campanello d'allarme, si è registrato poche settimane fa a Figline Valdarno, conibelgi della Bekaertche un bel giorno si sono svegliati ed hanno annunciato ai 318 lavoratori del sito toscano che non servivano più.Che da lì a qualche giorno lo stabilimento avrebbe chiuso i battenti e che la stessa produzione sarebbe continuata in Romania, dove, grazie al basso costo del lavoro, come per magia, i numeri sarebbero tornati in territorio positivo. La questione in breve tempo da meramente economica e sociale si è trasformata in unaquestione politica.Nehanno iniziato a parlare i giornali, le tv e ovviamente gli avversari dei grillini, per cui Di Maio ha dovuto reagire. E non avendo armi per far cambiare idea ai i belgi -mancava il presupposto punitivo del decreto, in quanto la Bekaert non aveva ricevuto finanziamenti pubblici - se l'è cavata con i sussidi, reintroducendo la cassa integrazione per cessazione d'attività. Sono passati pochi giorni e la situazione siè ripetuta.Dalla Toscana ci siamo spostati in Lombardia, dove da tempo opera con discreti risultati la multinazionale danese Nilfisk. Anche in questo caso gli stranieri si sono svegliati un bel mattino e hanno annunciato che 97 dipendenti su 138 sarebbero rimasti a casa.Con un aggravante.Ainizio annoimanager danesi avevano dichiarato la volontà di spostarela produzioni delle idropulitirici aziendali in Ungheria, assicurando però che nel sito di GuardamiglionelLodigiano non cisarebbero state ripercussioni, perché qui si sarebbero realizzate altre spazzatrici, quelle stradali.Detto,fatto.Dalìa pocoalcuni dipendenti italiani si sono spostatiin Ungheria performare i colleghi magiari, ignari del fatto che stavano insegnando ilmestiere a chi gli avrebbe rubato il posto di lavoro. La produzione delle spazzatrici stradalidicui sopra,infatti, siè rivelata un flop e la Nilfisk ha deciso di smantellare Guardamiglio. Ora la palla passa al Mise che però anche in questo caso non può nulla perché pure gli scandinavi non hanno ricevuto aiuti di Stato. Al vicepremier grillino resta la solita arma, quella di far intervenire lo Stato e quindi, alla fine, di far pagare gli italiani. L'ha fatto con Bekaert, Ilva (esodo incentivato da 100mila euro)e Industria ItalianaAutobus - dove saranno coinvolte Ferrovie, Leonardo e Invitalia - ma è lo stesso piano che ha in mente per Alitalia, con la conversione in azioni del prestito ponte da 900 milioni e il ruolo forte di Ferrovie e Cdp. Tant'è che sorge un dubbio. Non è cheimanagerdelle variemultinazionalihanno capitol'antifona e ne approfittano? Se prima avevano delle remore a lasciare il Belpaese ora non si fanno grandi scrupoli. Tanto con il Cinque Stelle al governoallafine paga Pantalone.