Testata La Verità
Titolo Boeri fallisce il blitz sulle pensioni Salvi gli assegni sotto i 4.500 euro
Dopo un pomeriggio di tensioni c' è l' intesa gialloblù: dalla sforbiciata 1 miliardo in tre anni. Il testo della norma spedito a Bruxelles diventa «omnibus»: dentro Rc auto, stretta sulla burocrazia e spese per i migranti ridotte claudio antonelliUn logorio che è durato tutto il giorno. Messaggi inviati mezzo stampa alle rispettive parti. La Lega tira la coperta da un lato e i 5 stelle d' altro. In mezzo le pressioni e le interferenze che spingono per rafforzare l' asse in atto tra Luigi Di Maio e il numero uno dell' Inps, Tito Boeri. Una sinergie che ha messo in atto un blitz per tagliare invece che le cosiddette pensioni d' oro, fette di assegni ben più sottili. Lo schema Boeri, sposato dai 5 stelle, prevedeva un meccanismo di intervento sulla parte retributiva ma con uno schema lineare che alla fine taglia per ogni anno di uscita anticipata rispetto all' età prevista dall' attuale legge una sforbiciata di circa il 2%. È il vecchio progetto di Boeri che ritorna sotto forma grillina: tagliare e ridistribuire alle pensioni minime. Solo che una volta creata la legge basterà modulare le soglie per tosare più persone. Tant' è che le dichiarazione di Di Maio, datate sabato e domenica, hanno acceso l' incendio. Prelevare un miliardo all' anno significherebbe tagliare al di sotto dei 3.000 euro netti. A quel punto il governo è andato in attrito. Alla riunione di ieri mattina il leader 5 stelle non si è presentato. A quel punto sono circolate indiscrezioni secondo le quali il cdm previsto per le 17.30 non avrebbe licenziato il decreto fiscale. Ma solo una bozza di manovra, di fatto priva di coperture. Questo perché in piena trattativa è entrato a gamba tesa il numero due della Lega, Giancarlo Giorgetti. Si è opposto al blitz Boeri-Di Maio. Si è opposto a ragione. Ha senso fare uscire in anticipo dal mondo del lavoro circa 400.000 persone e poi chiedere a circa 180.000 di rinunciare a una fetta di assegno consistente (il taglio può superare il 20%)?La risposta è ovviamente no. Primo, perché si andrebbe a colpire soprattutto gli elettori del Nord. Secondo, perché da un lato di scardina la legge Fornero e dall' altro si penalizza economicamente chi ha semplicemente rispettato le leggi contributive della nostra Repubblica. Un paradosso politico con un retrogusto incostituzionale. Tanto più che il contratto di governo prevederebbe un taglio per le pensioni d' oro sopra i 5.000 euro netti al mese, che in pratica richiamerebbe il contributo di solidarietà del governo Berlusconi e Gentiloni. Scendere più in basso significa tradire il ceto medio. Non solo noi riteniamo sia un errore madornale da evitare. Evidentemente lo ritiene pure la Lega che però ieri ha dovuto portare avanti un mega compromesso. Pur di sterilizzare un po' il taglio delle pensioni d' oro, ha accettato di limare e ridurre il perimetro della pace fiscale. Così il cdm ha introiettato sia l' approvazione del decreto fiscale (vedi articolo qui sotto) sia la stesura della legge di bilancio, la quale si è trasformata in un decreto omnibus. L' obiettivo è quello di infilare norme qua è là come la rimodulazione dell' Rc auto in modo da favorire gli abitanti delle regioni del Sud, fondi per le missioni all' estero, un decreto taglia adempimenti burocratici e la conferma dell' impignorabilità della prima casa. Tutte informazioni che arrivano in diretta tramite i post Facebook di Di Maio. Al di là dei dettagli, la mediazione ha però concesso di proporre (al fine di raccogliere gettito) un taglio degli assegni previdenziali (con componente retributiva) a partire da 4.500 euro netti al mese con l' intento di raccogliere un miliardo di euro spalmato in tre anni. In questo modo i grillini possono mettersi una medaglia, e la Lega sterilizza l' effetto: a venire colpiti dal provvedimento saranno tra le 60.000 e le 70.000 persone. Molte meno delle 400.000 che si appresteranno a ritirarsi dal lavoro con quota 100. La cicatrice che ieri sera è stata suturata resterà visibile a lungo. Difficilmente gli attriti verranno dimenticati all' interno della compagine gialloblù perché sono frutto di un background culturale opposto e soprattutto di relazioni incongrue. Non è più un mistero il fatto che parte dei 5 stelle dialoghi con l' area di sinistra vicina alla Margherita e con dirigenti dei ministeri che sono vicini al precedente governo Gentiloni. Ciò non significa che si rischi la caduta del governo. Al momento nessuna delle due componenti ha il minimo interesse a rompere. Si tratterà di proseguire con quel logorio di ingranaggi. Ieri il tira e molla ha portato anche novità in tema fiscale. Si scopre (anche se i dettagli ancora non ci sono i dettagli) che aumenteranno le tasse al comparto bancario e assicurativo e soprattutto che il bilancio dello Stato taglierà nel triennio un miliardo e 300 milioni di spese per gestire l' immigrazione. Il ministro dell' Interno in un' intervista a Politique internationale (uscirà il 18 ottobre) ha annunciato che flat tax, reddito di cittadinanza e abolizione della riforma Fornero «sarebbero state tutte e tre nella prossima manovra finanziaria». «Non ci sentiamo vincolati», ha aggiunto, «dalle norme sul deficit pubblico decretate da Bruxelles e che tanti governi europei hanno bellamente ignorato, a cominciare da Francia, Germania e Spagna». Mentre scriviamo l' articolo, il consiglio dei ministri è ancora in corso. Entro la mezzanotte è previsto l' invio del testo a Bruxelles, mentre entro sabato la manovra dovrà approdare in Parlamento. Ci saranno altre trattative e attriti. Di certo Giorgetti ha le antenne alzate e sembra che la fiducia verso i 5 stelle si sia ridotta sensibilmente.