Testata La Stampa
Titolo Pensioni, quota 100 partirà a febbraio Tagliati gli assegni oltre i 4500 euro
Salvini: obiettivo finale i 41 anni di contributi indipendentemente dall' età Da febbraio sarà possibile andare in pensione con 62 anni di età e 38 di contributi. La Lega è riuscita a portare a casa la misura promessa, Quota 100, che permette di scardinare un pezzetto della riforma Fornero, tanto odiata dal Carroccio. Il leader leghista Matteo Salvini esce dal consiglio dei ministri e spiega: «È l' inizio del percorso che vale 7 miliardi nel 2019 e a crescere negli anni successivi con l' obiettivo di azzerare la riforma Fornero». La misura inserita nella legge di Bilancio prevede quindi la possibilità (e non l' obbligo) di lasciare il lavoro con 62 anni e 38 di contributi, due requisiti sotto i quali non è possibile scendere. Nessuna penalizzazione Non saranno previste inoltre penalizzazioni negli assegni, annuncia il vicepremier. Inizialmente infatti si era parlato di tagli agli importi, seppur leggeri, o aiuti da parte delle imprese per permettere scivoli ai lavoratori. Ipotesi che sono state scartate. È chiaro però che con meno contributi gli assegni saranno un po' più bassi. È stata esclusa inoltre la possibilità di andare in pensione soltanto con l' età contributiva, la cosiddetta Quota 41, che la Lega punta a rendere effettiva nei prossimi anni. La misura infatti costerebbe da sola circa altri 8 miliardi. Quota 100 è «una prima bella e sostanziosa iniezione di ossigeno, riconquisteranno il diritto alla pensione 400 mila persone. Che tutti la scelgano dipenderà da loro, alcuni potranno scegliere di restare a lavoro. 62 e 38 è una sommatoria quest' anno, l' obiettivo finale è 41», ammette Salvini. Secondo il governo maggiori pensionamenti permetterebbero alle imprese di assumere grazie al turn-over più giovani: una teoria però contraddetta da molti economisti e anche dalle aziende partecipate dallo Stato, che la scorsa settimana hanno incontrato a Palazzo Chigi membri del governo. Taglio alle pensioni d' oro Sempre in tema di pensioni c' è poi la misura portata a casa dai Cinque Stelle, dopo uno scontro interno al governo durato settimane. I due partiti di maggioranza hanno infatti raggiunto un accordo per inserire nella legge di Bilancio (e non nel decreto fiscale) il taglio di quelle che vengono chiamate pensioni d' oro, sopra cioè ai 4.500 euro netti al mese. In tutto il governo punta a recuperare un miliardo in tre anni, che serviranno come coperture per la manovra. Inizialmente i grillini puntavano a mettere mano agli assegni superiori ai 3.500 euro, posizione però non condivisa dagli alleati di governo del Carroccio. Da qui si è arrivati al compromesso dei 4.500 euro. Non è ancora chiaro però come avverrà il taglio, che potrebbe essere soggetto alla bocciatura della Corte Costituzionale. Secondo il presidente dell' Inps, Tito Boeri, la misura riguarderebbe 30 mila pensionati e potrebbe portare 150 milioni nelle casse dello Stato ogni anno. Nel governo invece sono convinti che sia possibile incamerare almeno il doppio, raggiungendo così il miliardo nel giro del triennio. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.