Testata Il Sole 24 Ore
Titolo Pochi manager nelle imprese Il rischio è perdere il treno digitale
Competitività. La manifattura italiana ha bisogno di alzare il tasso di managerializzazione: secondo i dati del Cedefop i dirigenti aziendali sono appena lo 0,16% dei dipendenti L' innovazione, oggi più che mai, è la via maestra per crescere e conquistare i mercati, nazionali ed esteri. Non solo per le grandi aziende. Ma anche per le pmi. C' è bisogno di politiche industriali adeguate, e un clima generalizzato di fiducia e stabilità. Accanto a ciò, è fondamentale anche riscoprire nuove, e innovative sinergie tra mondo imprenditoriale e manager in grado di governare la rivoluzione in corso indotta da Industria 4.0 e far fare, alla nostra manifattura, il "salto in avanti" necessario dopo anni di difficoltà e incertezze. La sfida è ambiziosa, ma al tempo stesso strategica. Secondo i primissimi dati elaborati per questo giornale dall' Osservatorio 4.Manager la presenza di figure manageriali nelle imprese italiane è bassa: circa l' 80% degli alti dirigenti, infatti, è impiegato in meno dell' 1% delle aziende, quelle con più di 50 addetti. Appena 20mila manager (vale a dire, più o meno il restante 20%) opera invece in realtà imprenditoriali più piccole. Certo, questo non vuol dire che le pmi prive di manager siano carenti dal punto di vista delle "competenze manageriali". Ma non c' è dubbio che un link, più stretto, imprenditore-management aiuti ad affrontare meglio particolari fasi di mercato o cicli di vita dell' impresa. Il governo Conte sembra essersene reso conto: nella legge di Bilancio 2019, appena sbarcata in Parlamento, è spuntato un contributo a fondo perduto, sotto forma di voucher, proprio destinato a spingere nelle pmi l' inserimento di "manager per l' innovazione". Sul piatto vengono messi 75 milioni nel triennio: l' incentivo può arrivare a 40mila euro annui, che salgono a 80mila nelle reti d' impresa. «È con piacere - dichiara il presidente di 4.Manager e Federmanager Stefano Cuzzilla - che apprendiamo dell' inserimento in manovra di una misura che corrisponde in gran parte alla proposta di legge che abbiamo presentato nelle scorse settimane, per la managerializzazione delle pmi. È il segnale che aspettavamo, dopo un' intensa attività di accreditamento istituzionale, volta a garantire che le risorse disponibili siano impiegate per accrescere la capacità competitiva delle nostre imprese. È un' occasione da non perdere per i nostri manager, per le imprese e per il sistema Paese, per gestire al meglio la quarta rivoluzione industriale». Il messaggio è chiaro: occorre spingere le imprese di piccole e medie dimensioni a competere e crescere. Del resto, «la carenza di professionalità specializzate è un elemento di forte debolezza che si manifesta soprattutto in fasi particolari di cambiamento e trasformazione quando visione e capacità di guidare l' innovazione diventano fattori decisivi - aggiunge il vice presidente di Confindustria per la Politica industriale, Giulio Pedrollo -. Pensiamo, ad esempio, a Industria 4.0: la rivoluzione digitale è una grande opportunità per le imprese che sanno interpretarla integrando le tecnologie nei processi produttivi, ma richiede competenze fortemente specializzate e capacità di gestire progetti complessi di trasformazione che molto spesso non sono presenti nelle imprese più piccole». Il punto è che, adesso, in uscita dalla crisi, serve ripartire. In fretta. E un supporto per facilitare l' introduzione in azienda di manager con competenze digitali rappresenta un primo segnale d' attenzione, considerando, evidenzia Pedrollo, «che la diffusione e lo sviluppo delle tecnologie è irrealizzabile senza risorse umane qualificate». Qui l' Italia è indietro: secondo dati 2016 del Cedefop i manager aziendali sono appena lo 0,16% dei dipendenti (media Ue, 1,53%). Per i manager tecnici si sale all' 1,27%, ma in Europa la media è più elevata, 2,12%. «Nell' era di Industria 4.0 le Pmi che vogliono restare sul mercato hanno necessità di una vera e più forte cultura d' impresa - sottolinea Vito Grassi, amministratore unico di Graded e presidente dell' unione industriali di Napoli -. Le nostre tradizionali attività familiari vanno allargate a manager esterni. Bisogna convincersi che non è più scontato che la famiglia o la proprietà abbiano le competenze adeguate per processi di innovazione sempre più veloci». Ma qual è l' apporto di un manager 4.0? «Portiamo all' interno di una azienda esperienza e competenze - risponde Cinzia Pellegrino, manager di Zobele Group, che sta completando il percorso promosso da Federmanager per la certificazione delle competenze di "innovation manager" -. Un esempio? Possiamo favorire network a supporto dei processi di scouting e selezione». © RIPRODUZIONE RISERVATA.