Testata La Nuova Sardegna
Titolo Policlinico, ore cruciali: in gioco la convenzione
La casa di cura privata potrebbe perdere l' accreditamento, vertice a CagliarisanitÀ»allarme a sassari SASSARI La sopravvivenza del Policlinico Sassarese, e dell' unica casa di cura privata del Nord Sardegna, si decide oggi a Cagliari. Alla direzione generale dell' assessorato alla Sanità si dovrà risolvere con urgenza un ostacolo sorto, all' improvviso, ieri: e cioè evitare al Policlinico la revoca dell' accreditamento con la Regione, che metterebbe a rischio anche il passaggio di gestione ad Habilita, la società del gruppo bergamasco Rusconi, tra i leader in Italia della sanità privata. Al tavolo si incontrano l' assessore Luigi Arru, il dirigente Giuseppe Maria Sechi, i vertici dello storico presidio sanitario di viale Italia, e il dirigente del Servizio qualità dei servizi e governo clinico, Federico Argiolas. «Chiediamo una proroga di trenta giorni - dicono dal Policlinico Piero Bua e il direttore generale Vincenzo Dettori -, perché c' è già un piano programmato per la messa in regola della struttura che sarà ad opera del futuro proprietario».L' accreditamento è ai raggi X della Regione perché nel corso di una serie di verifiche è stata accertata la mancanza dei requisiti soprattutto per quanto riguarda la sicurezza del blocco operatorio, oltre che la messa a norma degli impianti tecnologici. Senza accreditamento, però, la struttura non sarebbe più appetibile per qualsiasi investitore. E cadrebbe l' ipotesi di salvataggio del Policlinico, faticosamente costruita da Piero Bua e dal direttore Vincenzo Dettori per salvaguardare duecento posti di lavoro e l' attività quasi centenaria della prima casa di cura sorta in Sardegna. Grazie all' accordo con il gruppo Rusconi il Policlinico Sassarese si assicurava l' uscita dalla crisi e un futuro. Nel preliminare, perché il contratto deve ancora essere sottoscritto, Habilita ha sottoscritto un impegno irrevocabile all' acquisto. Ma una delle condizioni per la sussistenza del contratto è proprio l' accreditamento, senza il quale cadrebbe la convenzione con la Regione. Convenzione che significa dieci, undici milioni all' anno di entrate sicure.Quello che si deve decidere oggi all' assessorato alla Sanità è se ci siano margini per scongiurare la revoca dell' accreditamento. Il che non sembrerebbe impossibile. La procedura è, infatti, nella fase di avvio, niente di deciso. Ma è caduta in un momento molto delicato per il Policlinico Sassarese, ormai alla stretta finale nelle trattative con Habilita. La casa di cura aveva richiesto lo scorso giugno di essere ammessa al concordato "con riserva" considerato il peggioramento della situazione finanziaria. Un passo che ha permesso di "mettere in sicurezza" l' azienda sanitaria. Il tribunale ha accordato la richiesta, in forza del piano industriale di rilancio presentato e del previsto soddisfacimento dei creditori, ed è stato nominato un commissario giudiziale, Alberto Ceresa. «Tutto procedeva secondo le tappe previste - spiegano Piero Bua e Vincenzo Dettori -. Il 30 luglio Habilita ha depositato in tribunale la richiesta di poter prendere in affitto il Policlinico, poi autorizzata dal giudice il 22 ottobre. Ma ecco che il 27 settembre da parte del dirigente regionale Argiolas ci viene comunicato l' avvio della procedura di revoca dell' accreditamento e che da quella data avevamo trenta giorni di tempo per metterci in regola. Noi - proseguono - abbiamo presentato le nostre controdeduzioni inviando alla Regione l' obbligo certificato dal tribunale a rispondere ai requisiti che ci venivano richiesti per il prosieguo della convenzione, in primo luogo la ristrutturazione del blocco operatorio a carico di Habilita da gennaio 2019. E abbiamo chiesto trenta giorni di proroga per firmare il contratto con il gruppo Rusconi e fare il passaggio di consegne definitivo. Ieri, però, ci è stato comunicato tramite Pec che le nostre controdeduzioni non venivano accettate. Oggi speriamo di poter spiegare le nostre ragioni, perché finora mai abbiamo avuto segnali che il Policlinico non potesse continuare a svolgere il suo ruolo assicurando 200 posti di lavoro».