Testata Corriere della Sera
Titolo «Abusi, il 90% dei Comuni tace»
Sicilia, l' allarme della Regione. Il Tar: la villa era da abbattere nel 2011. Crolla il palazzo di Camilleri CASTELDACCIA (Palermo) La villetta della morte andava demolita. L' hanno chiarito ieri i giudici amministrativi, mettendo nero su bianco che la casa vicina al fiume Milicia dove sabato sera sono morte nove persone travolte dal fango, poteva, anzi doveva, essere buttata giù, perché il ricorso presentato nel 2008 dai proprietari contro l' ordinanza di demolizione del Comune non aveva avuto effetti sospensivi. Il ricorso dei proprietari, Antonino Pace e Concetta Scurria, residenti a Palermo, fu dichiarato «perento» - estinto - dal Tar nel novembre 2011. Al Comune di Casteldaccia, però, non l' hanno mai saputo, così si difende il sindaco Giovanni Di Giacinto, perché l' ente locale all' epoca non si costituì in giudizio («Siamo in dissesto e non avevamo neppure i 5 mila euro per istruire la pratica», spiega il primo cittadino), così non gli fu mai notificata l' estinzione del procedimento. Da sette anni, insomma, si legge nelle note del Tar e del Consiglio di Stato diffuse ieri, si poteva abbattere la villetta ma nessuno l' ha fatto. Sulla tragedia ora indaga la Procura di Termini Imerese: si ipotizzano, per il momento a carico di ignoti, i reati di disastro colposo e omicidio colposo. «Sarò indagato? Non ci voglio pensare - dice il sindaco Di Giacinto -. Ora penso solo alle vittime. Ma non sento di avere responsabilità. Ho sempre chiesto ai miei uffici la situazione di quell' immobile e i funzionari, in buona fede presumo, mi rispondevano che c' era un ricorso pendente al Tar». Di Giacinto contrattacca: «Sono al terzo incarico qui a Casteldaccia, ma non è l' abusivismo che porta voti. Il legame tra mafia e abusivismo qui è stato forte in passato. La mafia mi ha anche minacciato, una volta trovai un cane impiccato fuori dal cancello, ma non mi preoccupo. Stato e Regione mi aiutino. Abbattere una costruzione abusiva costa 60 mila euro e ne abbiamo una trentina, di villette, da buttare giù. Ma se c' è un pericolo per la pubblica incolumità, procederemo subito con gli sgomberi. Chi vive in quelle case, va cacciato». Il governatore della Sicilia, Nello Musumeci, ha annunciato ieri l' intenzione di creare «un fondo da cui attingere le risorse per finanziare le opere di demolizione». Proprio il governo regionale cinque mesi fa aveva scritto ai 390 sindaci dell' isola per censire le case abusive, sollecitando così informazioni già richieste invano a settembre del 2017 e prima ancora nel 2013. Solo in 39 (il 10%), però, hanno risposto e tra questi non c' è Casteldaccia: «È vero - riconosce il sindaco - ma io mi sono insediato a giugno. Una cosa è certa: in questi mesi solo una volta son capitato lì dove sabato si è consumata la tragedia e in quella villetta, giuro, non c' era nessuno...». Ieri, per le nove vittime di Casteldaccia, è stata allestita la camera ardente nella chiesa della Madonna di Lourdes, a Palermo. Due peluche ai piedi della bara di Rachele, la bimba di un anno. I funerali saranno celebrati oggi alle 11 in Cattedrale. A Palermo lutto cittadino. Sempre a causa del maltempo, ieri a Porto Empedocle, Agrigento, è crollata la parte centrale della casa dei nonni materni di Andrea Camilleri, destinata a diventare la sede della Fondazione intitolata allo scrittore. Intanto, proseguono anche le ricerche dell' unico disperso di sabato, il pediatra Giuseppe Liotta. Nelle campagne di Corleone sono stati ritrovati l' auto e alcuni suoi indumenti.