Testata Il Manifesto
Titolo Il modello climatico è troppo scomodo
Il caso del fisico russo Vladimir Aleksandrov, scomparso nel 1985 Nella notte del 31 marzo 1985, il quarantasettenne fisico ucraino Vladimir Aleksandrov sparisce a Madrid senza lasciare tracce. Ora la storica della scienza Giulia Rispoli offre una nuova lettura della misteriosa vicenda in un saggio contenuto nella raccolta De la guerra fria al calientamento global (edizioni Los Libros de la Catarata) appena pubblicato a Madrid. E la rende straordinariamente attuale. LO SCIENZIATO è arrivato dall' Urss due giorni prima per partecipare a un incontro internazionale dei movimenti anti -nucleari a Cordoba. È una delle star del convegno. Le simulazioni al computer del suo modello climatico prevedono che un attacco atomico provocherebbe un gelido «inverno nucleare» e, forse, l' estinzione dell' umanità. I climatologi statunitensi gli credono al punto da collaborare con lui. Il prestigio e i contatti internazionali ne fanno un testimonial perfetto per il movimento pacifista. IL SOGGIORNO SPAGNOLO, però, appare singolare sin da subito. Aleksandrov, bevitore solitamente moderato, lo trascorre in permanente stato di ubriachezza. La notte della conferenza lo raccolgono sul marciapiede e lo riportano in albergo a Madrid, dove non smette bere. Lo vedono l' ultima volta a notte fonda barcollare tra l' hotel e una vicina sala bingo. Al mattino, gli emissari dell' ambasciata russa bussano alla sua stanza senza risposta. Lo scienziato sembra svanito nel nulla. ESCLUSA la diserzione all' ovest, si punta il dito sui servizi segreti. Dapprima su quelli sovietici, che potrebbero aver eliminato uno scienziato in procinto di passare col nemi co. A Madrid, ancora sobrio, era stato avvicinato dal personale dell' ambasciata. PERÒ ALEKSANDROV in Urss sta va bene: era la punta di diamante del Centro Informatico di Mosca e viaggiava liberamente in occidente tanto da collaborare con gli scienziati del Laboratorio Nazionale di Livermore, in California. In più, adorava la sua famiglia e conduceva una vita piuttosto agiata, persino secondo i suoi colle ghi americani. Anche la Cia avrebbe interesse a farlo sparire. Aleksandrov ha avuto accesso ai potenti calcolatori statunitensi il cui uso è sorvegliato dai militari. Inoltre, era un attivista del movimento anti -nucleare. Nonostante i sospetti, prove concrete a carico dei russi o degli americani non sono mai emerse. Oltre trent' anni dopo, secondo Rispoli, la chiave di quei fatti va cercata nella vicenda scientifica di un pugno di ricercatori: il gruppo di Mosca di cui faceva parte Aleksandrov e il team di climatologi americani con cui collaborava sin dagli anni '70. Unendo la potenza informatica statunitense e l' approccio teorico sovietico, essi integravano nell' analisi dell' atmosfera anche le leggi dell' ecologia e dell' economia. La loro ricerca non metteva in discussione solo la proliferazione nucleare, ma l' intero modello di sviluppo occidentale. Nacquero allora le domande che, dopo la Guerra Fredda, hanno animato gli studi sul riscaldamento globale. TUTTAVIA, QUELL' ALLEANZA ano mala rischiava di sfuggire dimano al governo. La collaborazione fu smantellata, complice la crisi economica russa. I ricercatori statunitensi furono emarginati. Ad Aleksandrov fu negato l' accesso ai computer americani e la sua reputazione scientifica venne screditata. Tre mesi prima della scomparsa, un rapporto del Pentagono sosteneva che in lui «era difficile distinguere il ricercatore dall' attivista» e che il suo modello era «obsoleto». Secondo i ricercatori interpellati da Rispoli, invece, le teorie e le previsioni di Aleksandrov rappresentano «idee brillanti ancora al centro delle ricerche più avanzate». In ogni caso, oggi come allora rappresentavano tesi scomode, perché mostravano che le conseguenze dell' uomo sull' ambiente possono essere globali e irreversibili. Solo lo scorso febbraio, il Times citava ancora l' inverno nucleare come una «bufala creata dalle spie russe». Impossibile non notare la somiglianza con i toni di Trump, secondo cui il riscaldamento globale «è una bufala dei cinesi». Secondo gli scienziati, invece, la crisi climatica è reale e ci restano pochi anni per invertire la rotta dello sviluppo e limitare i danni. Se le ricerche di quel pugno di studiosi coraggiosi non fossero state fermate così presto, oggi avremmo qualche chance in più.