Testata L'Arena
Titolo Cinghiali, servono nuove norme per ridurli
AMBIENTE. L' appello di Confagricoltura e di Cia, Confederazione di agricoltori, alle prese con i danni di animali selvatici il cui numero è destinato a crescere L' Italia non ha una politica unica di prevenzione contro «invasioni» di terreni e strade Nella stagione 2016-2017 nel Veronese abbattuti 752 esemplari, quest' anno circa 500 Allarme cinghiali. A lanciarlo, partendo da dati europei e nazionali, sono due associazioni del settore primario scaligero, Confagricoltura e Confederazione italiana agricoltori (Cia), le quali invocano un cambiamento della legge che protegge questi animali.La presenza dei cinghiali - da quanto emergerebbe da alcuni studi - sarebbe destinata a diventare in breve tempo molto più diffusa di quanto lo sia adesso. Il gruppo Enetwild Consortium - che gestisce per conto di Efsa, l' Autorità europea per la sicurezza alimentare, un progetto che mira ad analizzare il rischio di trasmissione di malattie dalla fauna selvatica al bestiame e agli esseri umani - afferma che il numero dei cinghiali è destinato a crescere in maniera esponenziale. Cosa che avverrà in Italia come in tutta Europa. D' altro canto, secondo quanto riporta l' osservatorio dell' Associazione degli amici della Polizia stradale (Asaps), nel 2017 sono stati registrati 155 incidenti significativi con il coinvolgimento di animali, nei quali 14 persone sono morte e 205 sono rimaste seriamente ferite. In 138 casi, tali incidenti hanno avuto come involontario protagonista un animale selvatico. Queste situazioni si sono verificate soprattutto di giorno, 123 volte, e sulla rete stradale ordinaria, 145 volte.Il documento di Enetwild Consortium prende in esame i risultati delle rilevazioni compiute in vari Stati. «Esse attestano l' esistenza di un' invasione di specie animali, non solo di cinghiali ma anche di cervi e di volpi, che si sta verificando anche da noi, nonostante la presenza del lupo», afferma Paolo Ferrarese, presidente di Confagricoltura Verona. «Gli indennizzi sono davvero irrisori, a fronte di perdite di raccolto importanti, e anche sotto il profilo della burocrazia le procedure non hanno avuto alcuna semplificazione». «Intanto la popolazione dei cinghiali continua ad aumentare a dismisura, provocando danni all' ambiente e alle attività agricole e pericoli per le persone», continua Ferrarese. Egli ricorda che nella vicina Lombardia, a Lodi, a causa dell' invasione della strada da parte di un gruppo di cinghiali, ad inizio anno è morto un giovane automobilista. «Da tempo segnaliamo il problema, ma le iniziative messe sinora in campo sono risultate davvero poco efficaci», continua Ferrarese. «Auspichiamo che si definisca un piano serrato per il contenimento della fauna selvatica, con catture e abbattimenti mirati».Ricordando inoltre che l' Italia non ha una politica unica di prevenzione, cosa che avviene negli altri Paesi dell' Ue, il presidente provinciale di Cia Andrea Lavagnoli afferma che «la popolazione dei cinghiali nella nostra provincia nell' ultimo decennio è aumentata sensibilmente», che «essa costituisce un serio problema», e che, considerate le spiccate capacità riproduttive di questi animali, «le misure fin qui adottate non bastano».Secondo i dati che fornisce la Provincia, nella stagione 2016-2017 le azioni di contenimento hanno portato all' abbattimento di 752 esemplari, soprattutto nella Lessinia centrale, ma anche sul Baldo e in Valpolicella, mentre, per quella in corso, si calcolava, a fine di dicembre, l' uccisione di 510 capi. «È necessario un nuovo piano operativo che va attuato anche con la modifica della legge quadro del 1992 che regola la materia, nella quale va introdotto il concetto di corretta gestione accanto a quello di protezione», conclude il presidente di Cia Verona.«Premesso che le strade corrono in territori in cui gli animali sono abituati a muoversi liberamente, è comunque evidente che quello della sicurezza stradale è un tema che va affrontato», commenta Massimo Vitturi, il responsabile nazionale della Lav per quanto riguarda proprio gli animali selvatici. "In alcune Regioni, ad esempio in Umbria, sono stati adottati sistemi avanzati di prevenzione che hanno portato a zero gli incidenti, a dimostrazione che ci sono delle azioni efficaci a cui si può far ricorso", aggiunge Vitturi. «Se parliamo di sicurezza, d' altro canto, dovremmo anche ricordare che negli ultimi 4 mesi del 2018 in Italia ci sono stati 16 morti e 49 feriti a causa di armi da caccia», dice poi l' animalista. Secondo il quale è necessario abbandonare logiche di soppressione - «che hanno dimostrato di essere inefficaci, visto che dal 2005 la caccia ai cinghiali è completamente libera» - per investire nella ricerca in tema di diminuzione della fertilità.