Testata Il Gazzettino (ed. Udine)
Titolo «Aflatossine, serve chiarezza»
In nove mesi controllate 3mila cisterne In solo otto casi risultate non conformi Pascolo: non ci sono emergenze ma abbiamo fatto un regalo alla Francia L' ANALISI UDINE Produttori più vittime che artefici. Non ha fatto giri di parole il professor Paolo Pascolo, ordinario di Ingegneria bioindustriale all' ateneo udinese e responsabile scientifico del convegno che ieri ha visto la presenza di tre assessori regionali per parlare di aflatossine ad Agriest. Mentre la Regione continua la sorveglianza della contaminazione da aflatossina del latte bovino alimentare prodotto in Fvg - dall' inizio del 2018 fino a settembre sono state esaminate 3.010 cisterne di latte, di cui solo 8 sono risultate non conformi al primo controllo e quindi non utilizzate per l' alimentazione la gestione del problema continua a essere lacunosa. «Emergenze in regione non ci sono mai state esaminando bene le carte ha precisato Pascolo -. L' apparato produttivo si era messo in autocontrollo per evitare eccessivi sforamenti. Il vero problema è che abbiamo regalato una realtà friulana alla Francia», sostiene. Per non ripetere l' errore che costò caro alla Cospalat, la parola d' ordine è chiarezza. «La faccenda andava contenuta all' inizio perché la normativa europea è abbastanza chiara - ha spiegato mentre quella italiana si è confusa non interpretando correttamente i dettami europei e la normativa friulana, volendo esagerare in termini di performance degli uffici a mio parare, ha ulteriormente complicato le cose mettendo dei meccanismi difficilmente controllabili». La normativa Ue, infatti, parte dal presupposto che il latte finché non entra in un ciclo di produzione è un semilavorato, mentre la normativa italiana vede già nella singola mucca un potenziale pericolo di inquinamento, «un concetto molto vago perché il termine inquinamento va calcolato in base a quanto è contaminato un prodotto, anche l' acqua distillata se cade un granello di zucchero è contaminata, ma non c' è come conseguenza un problema di sicurezza alimentare». Secondo Pascolo il problema va affrontato «pensando alla sicurezza alimentare e alle percentuali, non solo alle terminologie. C' è stata confusione tra queste e le quantità reali». L' obiettivo dell' incontro a cui hanno preso parte gli assessori Stefano Zannier, Sergio Bini e Riccardo Riccardi è stato quello di arrivare a una corretta informazione. Secondo Pascolo «c' è la necessità che la Regione in parte adegui e riveda la normativa vigente e in parte unifichi i vari uffici a un' interpretazione logica perché abbiamo una filiera del latte che va nelle stalle e dipende dall' agricoltura, un agroindustriale che dipende dall' industria e tutto questo ha riflessi anche sull' attività del commercio e della promozione turistica. Quindi gli assessori devono mettersi a un tavolo assieme in modo da dare direttive agli uffici con un coordinamento che deve passare attraverso una concertazione con gli attori principali che sono gli agricoltori. Altrimenti c' è sempre uno scollamento di informazioni e false interpretazioni dei dispositivi. I regolamenti vanno interpretati con logica e buon senso dato che sono deficitari e non possono tenere in conto tutto». Secondo Riccardi i controllori devono «svolgere il complesso ruolo di garanti della salute dei cittadini ma nel contempo, non possono trascurare gli effetti negativi che la rigida applicazione di alcune norme, spesso scritte a tavolino, può provocare sul tessuto economico-produttivo e, di riflesso, sulla comunità». © RIPRODUZIONE RISERVATA.