Testata Il Sole 24 Ore
Titolo Sui centri per l' impiego rebus delle procedure
WELFARE Molte ombre sull' iter delineato dal maxi-decreto: gli uffici chiedono chiarezza Il day-after del via libera al reddito di cittadinanza accende un faro sul perno del nuovo sistema del welfare e delle politiche attive. I centri per l' impiego sono chiamati, secondo la riforma del governo pentaleghista, a entrare in scena un attimo dopo l' erogazione del Rdc con tutta una serie di adempimenti tutt' altro che chiari e definiti. C' è chi parla di 16 nuove procedure, chi ne elenca 9 e chi invece immagina un sistema che viaggerà più o meno sui binari già esistenti. Fatto sta che tra incognite e punti oscuri una prima mappa delle procedure può essere già disegnata. Non senza qualche mal di pancia di chi alla prova dei fatti dovrà poi far sì che tutti gli ingranaggi si incastrino senza intoppi. A scorrere un primo schema elaborato dalla Regione Abruzzo e coordinato con il testo del maxidecreto gli adempimenti a carico dei Cpi con l' entrata in scena del reddito di cittadinanza sono la bellezza di sedici. Ma non tutti i servizi di coordinamento regionali, interpellati dal Sole24Ore, tracciano lo stesso scenario. Anzi. Veneto, Emilia Romagna, Abruzzo, Lazio e Calabria sono ora alle prese con i primi ragionamenti sulle norme. Tutti chiedono a gran voce istruzioni operative e linee guida per avviare le macchine. I sedici nuovi adempimenti individuati dall' Abruzzo, in Veneto diventano nove, in Emilia Romagna una decina. In Calabria non ci si aspettano grandi scossoni perché le nuove procedure ricalcano un po' quelle che andranno in soffitta, mentre nel Lazio vige la prudenza e si resta in attesa che le procedure vengano chiarite e spiegate, prima di tentare anche solo un primo inventario. Ma il carosello delle novità è già nero su bianco nel decretone: ora si tratterà di convertire tutto in istruzioni operative per le Regioni che a loro volta le trasferiranno ai Cpi. Vediamole. C' è innanzitutto il rilascio della dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro, altrimenti detta Did; segue la variazione della condizione occupazione e la convocazione al Cpi entro 30 giorni dal riconoscimento del Rdc dove il beneficiario potrà presentare la Did nel caso non l' avesse già fatto. Altro snodo cruciale è il Patto per il lavoro: qui si aprono tutta una serie di incognite, tra cui i controlli nei confronti dei cittadini che lo sottoscriveranno. Poi entra in scena il capitolo dei cosiddetti "bisogni multidimensionali", quelli cioé che riciedono, su segnalazione dei Cpi, l' intervento dei Comuni per il Patto per l' inclusione sociale. «Non è chiaro innanzitutto quale sia lo snodo che instrada il cittadino alle politiche per il lavoro o ai servizi sociali», spiega Tiziano Barone, direttore di Veneto Lavoro a capo dei 39 Cpi della regione. In Veneto ci si chiede anche quale sarà l' utenza: «Si parla di 200mila destinatari, 63mila nuclei familiari e un costo complessivo di 280 milioni ma su questo ancora non vi è chiarezza», prosegue Barone. A carico dei Cpi viene posta l' implementazione e l' uso delle piattaforme digitali Siulp e Siuss, con la relativa condivisione dei flussi informativi sui beneficiari del Rdc. Tra gli adempimenti informatici i Cpi dovranno anche segnalare sulle piattaforme eventuali anomalie «nei consumi e nei comportamenti» dei beneficiari. «Un passaggio oscuro - dicono in Regione Abruzzo - perché i centri per l' impiego non hanno di certo né il ruolo né la possibilità di controllare le abitudini dei cittadini». Sempre a carico dei Cpi c' è poi la segnalazione delle mancate presentazioni alle convocazioni nei centri che andranno trasferite all' Inps per l' applicazione delle sanzioni. E sullo stesso tenore le comunicazioni tramite piattaforme di tutte le altre situazioni che faranno scattare sanzioni o decurtazioni. «Cosa succederà - si chiede Paola Cicognani, direttrice dell' Agenzia regionale per il lavoro dell' Emilia Romagna - se le piattaforme non saranno pronte in tempo per l' avvio di tutte queste procedure?». La preoccupazione negli uffici c' è e non è nemmeno velata. A pesare ci sono tempi serratissimi ma anche perplessità di natura sostanziale. «Tutto il sistema degli incentivi è costruito sul fatto che il beneficiario trovi un posto di lavoro a tempo pieno e indeterminato - prosegue Cicognani -. La mia domanda allora è: quante offerte congrue saremo in grado di proporre?». Passando al tema della formazione scatteranno due adempimenti individuati nel maxi-decreto: il patto di formazione nel Cpi da parte del datore di lavoro e il percorso formativo a carico degli enti specializzati. Toccherà sempre ai centri per l' impiego far spendere ai beneficiari l' assegno di ricollocazione ricevuto dall' Anpal. Il Cpi riceverà e gestirà poi le informazioni in merito all' uso dell' assegno con un soggetto accreditato. E veniamo poi ai navigator (tutor) che presteranno assistenza personalizzata ai beneficiari del Rdc. «Esiste un problema di natura amministrativa - spiega Marco Noccioli, a capo della direzione generale Lavoro della Regione Lazio - perché non è chiaro come interagiranno i navigator all' interno dei Cpi: penso ad esempio alla questione della sicurezza sul lavoro o a quella della privacy visto che queste figure, incardinate contrattualmente all' interno dell' Anpal, avranno però accesso ai locali dei centri e alle strutture informatiche contenenti dati riservati». Per la Calabria le procedure vanno ancora tutte chiarite ma «molte attività sono simili a quelle per il reddito di inclusione», spiega Franco Madeo, coordinatore dei 15 Cpi presenti in Calabria che in questi giorni sono stati visitati da una nuova fascia di utenti: «Si tratta di mamme, casalinghe, donne inattive: le aspettative sono altissime e prevedo un aumento della nostra utenza di una volta e mezza». Un esercito che, in assenza di rinforzi, metterà a dura prova le strutture. Ancora prima della partita sui nuovi adempimenti. © RIPRODUZIONE RISERVATA.