Testata Il Sole 24 Ore (Plus)
Titolo Sempre più frodi a danno dei non autosufficienti
In aumento i casi di peculato con arresto di avvocati e parenti Non tutti gli amministratori di sostegno (Ads) sono angeli al servizio dei più deboli. Anzi. Scorrendo le notizie della cronaca locale lo scenario è poco tranquillizzante. Molti soggetti nominati dal giudice per garantire il benessere dei beneficiari, in alcuni casi approfittano della situazione e compiono truffe e raggiri a danno di soggetti fragili. A Rimini un Ads, 62enne, è stato arrestato il 7 marzo scorso: secondo l' accusa, intascava i soldi a due cugini suoi assistiti. Le accuse sono di peculato aggravato e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici quale è appunto un amministratore di sostegno. Dai conti dei due cugini portatori di handicap erano sparite ingenti somme di denaro (oltre 107mila euro). In aggiunta aveva anche prodotto falsi attestati dei conti correnti amministrati, che poi presentava in tribunale. Anche a Foligno, in Umbria, nel dicembre 2018 i finanzieri hanno individuato l' illecito comportamento di un avvocato del foro di Spoleto con denaro prelevato dal c/c amministrato senza giustificati motivi e rette mensili per cure sanitarie e assistenziali non versate alla residenza per anziani dove era alloggiata la persona che gli era stata data in affidamento. A Vicenza sono decine gli Ads che rischiano di finire a processo per peculato e appropriazione indebita. Un' indagine condotta a fine 2018 dal tribunale locale, in collaborazione con l' ordine dei commercialisti, che ha scandagliato 1.500 rendiconti annuali, mette in luce comportamenti scorretti. Ci sarebbe chi ha intascato i soldi dell' anziano o del disabile e chi, addirittura, avrebbe venduto l' immobile del beneficiario dell' amministrazione tenendosi il ricavato. O Ads che utilizzavano i conto del proprio assistito per pagare il mutuo della propria figlia. A Pavia sotto accusa è finito addirittura un ex assessore alle politiche sociali del capoluogo che avrebbe distratto 23.700 euro da conti di anziani non autosufficienti. Copione simile a Pisa dove un anno fa è stato arrestato un avvocato romano, nominato Ads di una persona affetta da disturbi mentali,che si sarebbe indebitamente appropriato di circa 50mila euro investendo la somma, tramite la coniuge, addirittura in Lettonia. E questi sono solo alcuni degli ultimi casi. Situazioni simili si sono verificate in passato anche a Parma, Modena, Genova e Mantova. Si è già registrata una condanna in primo grado per un avvocato modenese, di cui si è accertato il furto di circa 400 mila euro a quindici suoi assistiti; condanna anche per una Ads genovese di 65 anni che non ha esitato ad asciugare il conto della sua assistita, nonostante la donna avesse ben 102 anni. Secondo l' accusa, l' Ads di Genova emetteva assegni intestati a badanti, le quali, riscossi gli importi, li riversavano all' amministratrice. Sempre in Liguria, ma a Savona, a finire in manette qualche anno fa è stato un noto avvocato di anni 41. Le indagini hanno messo in luce un meccanismo tramite il quale il professionista, nominato dal tribunale quale Ads ed in alcuni casi anche tutore di numerose persone dichiarate incapaci, sottraeva fraudolentemente ai propri assistiti ingenti somme di denaro. L' avvocato avrebbe intascato oltre 750mila euro. I prelievi venivano mascherati attraverso pagamenti di inesistenti forniture o prestazioni mediche in realtà mai avvenute. A Parma invece un avvocato avrebbe convinto un anziano a cambiare il nome del beneficiario della sua polizza vita da 400 mila euro facendogli inserire il dati di un suo collega; a Mantova, madre (Ads) e figlio si sono impossessati di 120 mila euro dello zio beneficiario. Nel settembre 2017 anche un' avvocatessa varesina, specializzata in amministrazioni di sostegno, secondo l' accusa, avrebbe intascato sino a 40 mila euro da ciascuna delle due anziane di cui si occupava: in un caso l' Ads avrebbe utilizzato per uso personale anche la pensione della vittima rimasta addirittura senza fornitura energetica domestica. Sempre secondo quanto ricostruito in sede di indagine, e riportato dalla cronaca locale, la donna, per non farsi scoprire, avrebbe fatto anche dei giri di denaro tra i conti degli assistiti e sarebbe stato proprio questo a fare scattare il campanello d' allarme. Finito sulla cronaca di locale a inizio 2019 anche il caso che ha coinvolto la famiglia Agnesi (ex properietari dell' omonimo pastificio). Nel mirino della Procura i beni di Barbara Agnesi morta due anni fa dopo essere stata a lungo seguita dai medici per grossi problemi di salute. La sorella Arianna, 44 anni, ha denunciato il padre (ex amministratore di sostegno di Barbara) accusandolo di aver utilizzato parte dei conti correnti della stessa, che vantava somme di denaro per quasi un milione, depositate in Carige, Intesa San Paolo e Bnl. - Fe.Pe. © RIPRODUZIONE RISERVATA.