Testata Il Sole 24 Ore
Titolo Il processo web prende quota con la spinta degli studi
Giustizia telematica. Le procedure sonopiù veloci, ma sulle segreterie ricadeil lavoro che prima era delle cancellerie Il paradosso della copia di cortesia. Il processo telematico presso i Tar e il Consiglio di Stato non riesce a liberarsi della carta, obbligando gli avvocati a depositare, oltre al fascicolo elettronico (che è quello che fa testo), la cosiddetta "copia di cortesia", ovvero gli atti processuali in modalità cartacea. Misura che, oltre a non permettere al processo di essere completamente informatico, ricade sugli studi legali, che già hanno dovuto sopportare la gran parte degli adempimenti introdotti dal Pat (processo amministrativo telematico). Questo non vuol dire che il deposito online dei ricorsi non abbia portato anche vantaggi. Benefici sull' organizzazione del lavoro degli studi che i professionisti riconoscono e che sono ancor più consolidati nel processo civile, dove la telematica ha debuttato prima. La giustizia amministrativa Gli avvocati sono stati chiamati a confrontarsi con il Pat due anni fa, dopo un breve periodo di sperimentazione durante il quale - spiega Corrado Orienti, avvocato a Modena - «non avevamo, però, un feedback di ciò che facevamo. Non sapevamo se la procedura che seguivamo fosse corretta». Si è iniziato a fare sul serio il primo gennaio 2017, quando è diventato operativo l' obbligo di depositare i ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato in modalità telematica. Nel frattempo gli studi legali hanno dovuto formare il personale, in particolare quello di segreteria, e aggiornare il software. «Adempimenti e investimenti ricaduti interamente su di noi», afferma Luigi D' Angiolella, avvocato a Napoli. Le segreterie degli studi - solitamente assistite dalla supervisione degli avvocati più giovani - ora si dedicano soprattutto alla trasmissione dei fascicoli elettronici. Ciò che prima era un' incombenza delle cancellerie dei tribunali - compilazione dei moduli, ordinamento degli atti - avviene online e parte già confezionato dal computer dell' avvocato. «Il 90% delle segreterie degli studi - sottolinea Daniela Anselmi, avvocato a Genova - è dedicato a questo. Con l' aggravio che laddove lo studio è impegnato, oltre che nell' amministrativo, anche nel civile, si devono gestire due software differenti e procedure di inoltro diverse. Pure le firme con cui si sottoscrivono digitalmente gli atti, sono differenti». Anche il processo tributario - ora facoltativo ma che dovrebbe andare a regime dal prossimo luglio - ha modalità proprie. «Seppure con costi a carico degli studi - commenta D' Angiolella - la nostra vita è comunque migliorata sotto vari aspetti. Basti pensare alla maggiore facilità di catalogazione degli atti». «Da avvocato di provincia - gli fa eco Orienti - apprezzo la comodità di accedere online ai fascicoli e alle altre informazioni». Superate le prime resistenze, dovute anche alle difficoltà iniziali, la categoria ha accettato il processo telematico: «In un recente sondaggio effettuato presso i colleghi - spiega Anselmi - il 96% si è detto a favore. E questo nonostante permangano alcuni inconvenienti, che però potranno essere affrontati con il rinnovo del gestore del software del Pat. Tra qualche mese ci sarà il bando». La giustizia civile Nel rito civile il processo telematico è partito nel 2014 e dopo qualche difficoltà di avvio è ormai diventato un fatto acquisito. I benefici organizzativi in termini di gestione delle scadenze e snellimenti procedurali (niente più pellegrinaggi nelle cancellerie) sono ampiamente riconosciuti, ma rimangono alcune criticità avvertite soprattutto dagli studi di piccole e medie dimensioni. In vista c' è l' estensione del processo online alla Cassazione - il ministro della Giustizia Bonafede ha detto che l' infrastruttura è pronta - e negli uffici del giudice di pace. Nel frattempo permangono però alcune problematiche relative a disomogeneità procedurali, costi e limiti tecnologici. In primo luogo la diversità dei sistemi relativi ai vari processi telematici, che pesa soprattutto sui piccoli studi, dove lo stesso avvocato si occupa dei differenti riti. «È stato aperto un tavolo che prima dell' estate 2018 ha messo a punto una legge delega. Ma poi ci si è fermati», dice Carla Secchieri, componente del Cnf e responsabile del processo telematico. Ci sono poi le difficoltà legate ai costi di adeguamento dei sistemi informatici. «I sistemi gratuiti funzionano a fatica e la spesa per i gestionali è elevata - spiega il presidente dell' Ordine degli avvocati di Bari, Giovanni Stefanì, che aggiunge: «Il problema riguarda soprattutto i piccoli studi, anche perché la crisi perdura e le remunerazioni restano contenute». A sottolineare le disomogeneità operative «anche tra le cancellerie di uno stesso ufficio giudiziario», è l' avvocato Silvia Doria, partner dello studio milanese De Berti Jacchia, con sedi anche a Roma, Bruxelles e Mosca. «Il deposito del foglio di precisazione delle conclusioni a volte va effettuato tre giorni prima dell' udienza, a volte il giorno dopo». Dal lato tecnologico, invece, gli inconvenienti maggiori riguardano l' impossibilità di depositare video, la capienza limitata per i documenti "corposi", la complicatezza del sistema di conferma di ricezione degli atti e i vincoli alla lettura delle Pec sullo smartphone. «Si tratta di piccoli limiti che non inficiano i benefici complessivi», dice Silvio Martuccelli, partner dello studio Chiomenti, responsabile litigation, professore di diritto privato all' Università Luiss di Roma. © RIPRODUZIONE RISERVATA.