Testata Il Sole 24 Ore
Titolo I troppi nodi della legge sul fallimento
La riforma del diritto fallimentare recentemente approvata dal Consiglio dei ministri non è una buona legge e ciò per molteplici ragioni. Vediamone solo alcune, non dimenticando le ben più autorevoli riserve espresse dal Consiglio di Stato e da Bankitalia. In linea generale si tratta di un impianto normativo che nel suo complesso tradisce una scarsa conoscenza della delicata realtà economica del Paese e delle scienze aziendali. Si tratta di un articolato farraginoso, prolisso, diffusamente connotato da un uso improprio del linguaggio. Sempre sul fronte generale, poiché era imminente l' emanazione di una nuova direttiva Ue in materia, ragioni di opportunità avrebbero dovuto consigliare di attenderne l' adozione per disegnare una legge interna totalmente in linea con i princìpi europei. Venendo al concreto, nonostante il declamato abbandono dei termini detrattivi «fallimento» e «fallito», l' articolato è ancora pervaso da profondi preconcetti nei confronti di coloro che si vengono a trovare in situazione d' insolvenza o di mera crisi. Si pensi solo come, per accedere al concordato, sia previsto che l' imprenditore debba confessare nella domanda, in aperta violazione dell' art. 6 della Carta europea dei diritti dell' uomo, sue eventuali responsabilità. In luogo del diritto alla "seconda chance", si offre il medesimo schema punitivo della legge del '42, cui l' impianto penalistico rimane ancorato, giacché lo stesso legislatore delegante non aveva ritenuto vi si dovesse por mano. L' espansione del ruolo del Pm nei vari procedimenti, anche in quello d' allerta, ne è la cartina di tornasole. Nello stesso senso devono essere lette le regole in tema di approvazione del concordato preventivo, che equipara i creditori che non esprimono alcuna preferenza ai dissenzienti, anziché escluderli dal quorum. La complessità dei procedimenti e dei molteplici sub-procedimenti, poi, si pone in aperto contrasto con il fine, più che condivisibile, di favorire una tempestiva emersione delle crisi aziendali, giacché ne ostacolerà una loro rapida soluzione. Il giudice - che non sarà quello specializzato della legge delega - gravato di mille incombenze, ivi compresa quella di esprimersi sulla fattibilità economica dei piani, costituirà un incolpevole collo di bottiglia ove si arenerà ogni esigenza di tempestività. Il concetto di crisi, adeguatamente definito all' art. 2 del progetto di riforma, nelle singole disposizioni tende a confondersi con quello dell' insolvenza irreversibile, generando ovvie contraddizioni e incertezze applicative che si riverbereranno anche sulle condizioni di responsabilità e punibilità degli attori. La declinazione, ancora, del «concordato in continuità» e le soglie occupazionali imposte per accedervi ostacoleranno, anziché agevolarli, i processi di ristrutturazione virtuosi, tramite i quali l' impresa si pone l' obiettivo della continuità sostenibile. Molteplici, poi, sono le innovazioni affette da eccesso di delega su cui potranno innestarsi altrettanti incidenti di costituzionalità che renderanno ancora più confuso e incerto il quadro normativo futuro. Sul fronte esattamente opposto si pone il mancato esercizio della delega per il riordino dei privilegi, in assenza del quale qualsiasi tentativo di riequilibrio dell' indebitamento di un' impresa in relazione alla sua capacità di produrre reddito è pressoché impossibile. Non solo, nel concordato in continuità si è mantenuta la previsione che anche i debiti privilegiati a lungo termine, come i mutui ipotecari, scadano il giorno della domanda, con il conseguente obbligo di soddisfarli nei successivi due anni, anziché alla loro naturale, e più lunga, scadenza. Condizione, questa, che si pone, a sua volta, come un inutile ostacolo al risanamento. Infine, sul fronte della «liquidazione giudiziale» (il vecchio fallimento) non può non accogliersi con preoccupazione l' espansione - per altro non prevista dalla legge delega - del ruolo del giudice nella formazione e gestione del programma di liquidazione. Founding Partner Studio La Croce © RIPRODUZIONE RISERVATA.