Testata Italia Oggi Sette
Titolo Il fallimento che genera lavoro
Analisi sul fenomeno del Workers buyout, il processo che converte aziende in crisi in cooperative Affidare a chi sta perdendo il posto le sorti dell' impresa Dal 2007 ad oggi sono più di cento le aziende italiane fallite e rigenerate dai dipendenti con la trasformazione in cooperative: è il fenomeno dei Wbo, Workers buyout che, sembrerebbe un paradosso, equivale a dire «fallimento che genera lavoro». L' Istituto europeo di ricerca sull' impresa cooperativa e sociale (Euricse), già in una ricerca del 2015, evidenziava che fino al 31 dicembre 2014, i Wbo italiani attivi erano 129, mentre quelli inattivi 123. Per un totale di Wbo italiani conosciuti (1979-2014) pari a 252. Numeri variabili e in aggiornamento che fotografano comunque un fenomeno in evoluzione di cooperative che nascono quando i lavoratori di un' impresa fallita diventano imprenditori di se stessi e salvano il lavoro rilevando l' impresa in default. In Italia, il primo caso di impresa rigenerata risale al 1978 con l' acquisizione da parte dei lavoratori del quotidiano Il Telegrafo (oggi Il Tirreno). Nel 1981 il Ministro dell' industria Giovanni Marcora, a seguito di una crisi che riguardò alcuni stabilimenti della Richard Ginori, annunciò la presentazione di un progetto che regolava e facilitava questo tipo di imprese. A causa delle varie crisi di governo e della morte di Marcora, la legge fu approvata nel 1985 (legge 49/85). Nel 2014 poi un decreto del Ministero dello sviluppo economico si è affiancato alla vecchia legge Marcora e ha istituito la concessione di un finanziamento agevolato alle società cooperative, fra cui quelle costituite da lavoratori provenienti da aziende in crisi, al fine di favorirne la nascita e lo sviluppo. Lo scorso anno Camillo De Berardinis, vicepresidente e amministratore delegato di Cfi (Cooperazione finanza impresa), società cooperativa a partecipazione pubblica nata nel 1986 per gestire il fondo rotativo destinato dalla legge Marcora alla salvaguardia dell' occupazione attraverso i Workers buyout, sottolineava che tra i casi di Wbo «più della metà riguarda aziende del comparto industriale, in minor parte aziende del settore dei servizi e delle costruzioni». Se guardiamo invece alla presenza territoriale, gli esempi sono abbastanza ben distribuiti su tutto il territorio nazionale, con leggera prevalenza al nord. Come nasce un Wbo? In un' azienda che è in stato di procedura fallimentare i lavoratori decidono di unirsi in cooperativa e investire i propri risparmi in un progetto d' impresa condiviso che li vede protagonisti. Sarà poi la cooperativa nascente a seguire la procedura fallimentare, recuperando beni e strumenti e trasformare un' impresa al lastrico in un' avventura di successo. Dipende molto dalla capacità di organizzazione delle persone unite nella cooperativa nascente che, seguendo la procedura fallimentare, recuperando beni e strumenti, possono trasformare un' impresa ormai al lastrico, in un' avventura di successo. Un potenziale che le stesse organizzazione di categoria supportano con iniziative di vario tipo. L' ultima viene dal mondo di Confcooperative. Un milione di euro, oltre alla consulenza specializzata, per rigenerare imprese, persone e comunità. Fondo sviluppo Confcooperative ha infatti lanciato una call per assistere e sostenere le cooperative costituite da lavoratori di aziende in crisi nella fase di avvio dello start up cooperativo. Il supporto alle imprese rigenerate dai lavoratori rappresenta l' impegno concreto di Confcooperative al sostegno all' occupazione, alla valorizzazione e preservazione delle conoscenze, del know how e dell' avviamento, in sostanza del patrimonio economico, sociale e culturale dei territori interessati. «I workers buy out», sottolinea il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, «sono uno strumento importante perché permettono di salvare occupazione e reddito rendendo protagonisti i lavoratori. Rappresentano il segno tangibile di quello che la cooperazione permette di realizzare in risposta a situazioni di crisi. I workers buy out uniscono chi rischia di perdere il lavoro, affidando loro le sorti dell' impresa e dando vita a un progetto imprenditoriale rinnovato. Nella crisi sono centinaia i casi di imprese recuperate e diverse migliaia i posti di lavoro salvati e ricreati. Crediamo in questo strumento e per questa ragione abbiamo deciso di continuare a sostenerlo con questo nuovo intervento». Quattro le tipologie di intervento previste, fra loro eventualmente cumulabili, con una forbice per presentare le candidature che va dal 15 gennaio al 15 maggio 2019: A) Interventi finanziari nella misura massima del capitale sociale apportato dai soci cooperatori, nelle seguenti forme e condizioni, eventualmente combinabili (per apporto al capitale sociale a titolo di socio sovventore/finanziatore con patto di riacquisto a 7 anni; mutuo a tassi agevolati, garantito da Cooperfidi Italia; strumenti finanziari partecipativi); B) Servizi di accompagnamento allo start up tramite il rimborso dei costi dei servizi erogati dalle società di servizi del sistema confederale Icn, e/o del Csa, e/o dall' Unione territoriale Confcooperative, per 3 anni per un importo massimo di 15 mila euro; C) Formazione e tutoraggio (in particolare, percorsi di formazione imprenditoriale e associativa triennale per i neo cooperatori; partnership con realtà cooperative attive nello stesso settore e affiancamento manageriale per 6 mesi, a partire dal 2°-3° anno); D) Agevolazioni tramite l' accesso alle convenzioni e agli accordi quadro tra Fondo sviluppo e le altre società di sistema (gruppi bancari cooperativi, Cooperfidi, compagnie di assicurazione).