Testata La Repubblica
Titolo Una strada fatta di plastica "Di qui passa la lotta ai rifiuti"
ROMA. Nel nostro mondo, sempre più di plastica, ci sono quarantacinque milioni di chilometri di strade asfaltate. E tra Pvc, Abs, Pet, PP e altre varietà, produciamo ogni anno trecento milioni di tonnellate di plastica. Che diventa sempre più difficilesmaltire. Le strade, d' altra parte, hanno i loro problemi tra buche e percorribilità. Così una startup scozzese, la MacRebur, ha pensato di unire due criticità in un' unica soluzione. Il fondatore, l' ingegnere Toby McCartney, ha avuto l' idea in India, guardando come venivano riempite le buche nell' asfalto: rifiuti spruzzati di benzina e poi incendiati per farli sciogliere. E con un video "emozionale" che ha conquistato la Rete, ha presentato la sua idea, che è già realtà nella contea di Cumbria: mettere la plastica riciclata nell' asfalto, aumentando la sicurezza di chi guida, abbassando i costi di produzione e dando una mano all' ambiente. Non è la prima volta che qualcuno ci pensa, anzi. A Rotterdam esiste un progetto di strada "prefabbricata", completamente in plastica recuperata dal mare. MacRebur invece ricicla scarti plastici di ogni tipo e li trasforma in pellet (ma l' esatta composizione è un segreto che l' azienda mantiene come fosse la formula della Coca Cola) per integrare la pietra e il bitume riducendo la quantità di materiale di raffineria presente nell' asfalto e conferendo alla strada migliori qualità tecniche rispetto ai materiali tradizionali. «Anche in Italia si fa innovazione in questa direzione », spiega Federica Giannattasio, ad di Iterchimica, azienda attiva nel settore da 50 anni. «È una tecnologia abbastanza nota, ma ha delle performace variabili. Noi lavoriamo a un additivo supermodificante per asfalti, realizzato in ampia parte con plastiche riciclate che altrimenti andrebbero bruciate. Per il resto è fatto con materie prime che rendono le prestazioni della miscela costanti nel tempo, raddoppiando la durata degli asfalti». E tutte le strade, persino quelle di plastica, portano a Roma, nell' immaginario di oggi Capitale soprattutto delle buche stradali. «Anche l' Ama, l' azienda dei servizi ambientali della città, ha recentemente brevettato un composto di asfalto e plastica », dice a Repubblica il professor Mario Malinconico dell' Istituto per i polimeri e biomateriali del Cnr di Napoli. «Ma il progetto si è bloccato prima della fase industriale per impedimenti normativi sulla riutilizzabilità dei rifiuti». Già perché in Italia i materiali di scarto non sono un' opportunità, ma spesso solo un problema. «Nei paesi anglosassoni c' è molta più elasticità nella gestione dei materiali recuperati », prosegue Malinconico, «invece qui siamo legati a tutta una serie di autorizzazioni che ora l' Europa sta cercando di normare per consentire una seconda e terza vita di queste risorse ». C' è anche una questione di tutela, osserva Daniele Fornai, responsabile ricerca e sviluppo di Ecopneus, il consorzio per il recupero dei pneumatici usati: «L' uso di risorse riciclate spesso fa scattare la paura dell' illegalità nelle imprese. Perché la normativa italiana è complicata e non è sempre chiaro cosa possa essere riciclato e utilizzato in cantiere e cosa invece rischi di diventare un rifiuto smaltito illegalmente ». Ma esiste davvero una possibilità di smaltimento della plastica come quella suggerita dalla startup britannica? «La chiave è utilizzarne sempre di meno», risponde Malinconico. «E sostituire tutto quello che è possibile con materiale compostabile. E poi va migliorata la nostra capacità di intercettare gli oggetti di plastica a corto ciclo di vita, come gli imballaggi che ancora sfuggono, nella maggior parte dei casi alla rete del recupero». Per arrivare alla sostenibilità di questo mondo di plastica la strada, di asfalto o di polimeri, appare insomma ancora lunga. ©RIPRODUZIONE RISERVATA Toby McCartney, fondatore di MacRebur.